Ieri spose: ecco le prime nozze gay al teatro di Niguarda

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Una relazione che dura da più di 20 anni, un quartiere di periferia, un pubblico dei più insoliti. Tra il serio e il faceto, venerdì sera Nadia e...

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MILANO – Stanno insieme da 21 anni, convivono da 18 (in compagnia di diciannove gatti, tengono a precisare). Nadia è nata poco lontano dal teatro, e anche Luisa è milanese, ma da tempo abitano insieme a Cassano d’Adda, dove lavorano come decoratrici. Sono entrambe biondo platino, molto spiritose, e venerdì sera si sono sposate al Teatro della Cooperativa di via Hermada 8 (accanto al titolo, lo scambio degli anelli). Era il primo appuntamento dell’iniziativa “Matrimoni gay” ideata dal direttore artistico della compagnia Renato Sarti, come provocazione e reazione alle violenze omofobiche delle ultime settimane. A coinvolgerle è stata l’amica Maurizia, ufficio stampa del gruppo teatrale. È lei a spiegarci che, da quando la notizia dell’iniziativa ha cominciato a girare, piano piano le richieste stanno cominciando ad arrivare. E cosa ha convinto le due spose ad accettare? “È giusto che ci sia la possibilità di farlo – ci spiega Nadia – dopodiché ciascuno può scegliere. E poi siamo tutti uguali, non vedo perché a noi il matrimonio dovrebbe essere vietato.” Luisa ha un punto di vista più sfumato: “Non credo nel matrimonio, ma ho scelto di farlo perché mi sembra una causa giusta”.

Il matrimonio arriva al termine di una lunghissima serata che vede la presentazione dell’imminente stagione teatrale del gruppo, il che instilla in noi un vago sospetto di mossa pubblicitaria. Sospetto che decidiamo di ignorare, anche perché il livello delle esibizioni è molto buono, e ovunque si respira un’aria di forte impegno sociale, di amore per la cultura popolare e rispetto per ogni tipo di diversità. La cerimonia in sé, come del resto preannunciato, è molto scherzosa, ai limiti della goliardia. La celebra lo stesso Renato Sarti, nei panni caricaturali di Papa Pacelli, personaggio da lui già interpretato al fianco di Bebo Storti in un precedente spettacolo della compagnia. Il tono generale, a dire il vero, lascia un po’ perplessi: sarebbe stato bello e opportuno ricordare a tutti con qualche accenno di cronaca e politica perché un’iniziativa del genere si rende oggi necessaria. Anche in questo caso, però, è impossibile non apprezzare l’intento di fondo.

Anche perché – ed è questo il dettaglio che più colpisce – il tutto si svolge davanti a una platea davvero insolita, almeno per chi è abituato a frequentare iniziative di interesse glbt. Un pubblico di periferia, numeroso e variegato, nel quale si notano molte persone anziane ed evidentemente distanti dal vissuto e dalle cause gay con cui chi vive nel centro della città ha più occasione di entrare in contatto. Ciò nonostante, tutti i presenti accolgono l’evento in un’atmosfera di assoluta empatia, e il bacio delle spose è accompagnato da un forte applauso. A conti fatti, è davvero bello,  e perfino un po’ spiazzante, sapere che qualcuno di così lontano dal nostro mondo si preoccupa di portare questo tipo di  messaggio in territori tutto sommato inesplorati. L’evoluzione della società passa anche da aperture come questa.

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