Il Cairo: processo gay tra lacrime e proteste

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Si sono dichiarati innocenti i 52 uomini egiziani arrestati durante un presunto festino gay; scene di grande tensione nel primo giorno in aula.

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Protestando e singhiozzando, i 52 uomini arrestati a un presunto incontro gay si sono dichiarati non colpevoli ieri all’apertura di un processo che ha scandalizzato il conservatore e profondamente religioso Egitto.

Sistemati su un lato della affollatissima aula delle udienze del Cairo, gli uomini, ammanettati e vestiti con magliette bianche e pantaloni, hanno protestato e gridato mentre il procuratore leggeva le accuse. Due sono stati accusati di una serie di reati contro la religione, mentre altri di depravazione e di praticare sesso gay.

I gruppi di diritti umani internazionali hanno condannato l’arresto, e alcuni hanno denunciato che gli imputati sono stati presi di mira solo perché sospettati di essere gay.

La legge egiziana non fa riferimenti espliciti all’omosessualità, ma una larga serie di leggi che riguardano reati dall’oscenità alla morale pubblica, sono punibili con il carcere.

La polizia ha affermato che, quando gli imputati sono stati arrestati sul ristorante allestito su una nave ancorata sulle rive del Nilo, stavano partecipando a un festino in cui si faceva sesso gay. Più tardi, l’accusa ha mutato tattica, e ha affermato che il gruppo si era ritrovato per una sorta di nuova preghiera da loro ideata.

"Vogliamo solo clemenza", ha gridato uno degli uomini dal banco degli imputati, al di sopra del frastuono dei lamenti dei parenti. "Siamo stati detenuti senza una prova contro di noi" ha protestato un altro.

Molti imputati hanno dichiarato che non erano sulla nave quando la polizia ha fatto il raid.

Il caso ha provocato una piccola tempesta in Egitto, dove l’omosessualità è considerata un peccato. La stampa locale ha pubblicato i nomi e le foto di alcuni degli imputati, raccontando storie pittoresche.

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