Il Cassero e il MIT, realtà gay integrate

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Due realtà storiche del movimento omosessuale uniscono i loro sforzi per realizzare grandi opere.

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All’inizio sembrava impossibile. C’era la diffidenza della gente, l’ostracismo dei benpensanti, il veto della curia e l’urlo allo scandalo da parte della destra politica. E, diciamolo pure, una buona dose di incertezza anche fra i gay dell’epoca: scendere in piazza a combattere a volto (necessariamente) scoperto o rintanarsi nelle solite disco, al riparo da sguardi indiscreti?

Com’era prevedibile, molti andarono in disco. Pochissimi, invece, raccolsero la sfida: ottenere una sede dal comune di Bologna. Un luogo dove potersi riunire, dove creare un consultorio, raccogliere e da cui diffondere materiale informativo, dove, insomma, installare non solo il primo collettivo gay italiano ufficiale, ma in cui dar vita a tutta una serie di servizi che, in futuro, avrebbero costituito la memoria e la coscienza dell’allora nascente movimento omosessuale italiano.

Ma uno sparuto, tenacissimo gruppo di militanti ebbe il coraggio di chiedere l’assegnazione di una sede all’allora sindaco di Bologna Renato Zanghieri, ebbe la pazienza di sopportare le mille difficoltà che ovviamente insorsero e, soprattutto, di tener testa alle proteste e condanne che ci si doveva aspettare.

Non fu per niente facile, ma il 24 giugno 1982 i soci del Circolo di Cultura Omosessuale XXVIII giugno vennero convocati in comune a firmare il contratto per l’assegnazione di una sede: nasceva il Cassero di Porta Saragozza.

Sono passati diciotto anni, e sono stati fatti passi da gigante. Il Cassero ha lavorato senza fermarsi mai, organizzando attività, conferenze, rassegne cinematografiche, mettendo a nudo i mille ambiti della cultura gay e diventando, soprattutto, punto di riferimento per chi, curioso o studioso, vuole saperne di più. Ma, soprattutto, è diventato sede di uno dei più importanti organi del movimento gay, con l’istituzione del Centro di Documentazione GLBT più grande d’Europa.

La raccolta del materiale è iniziata prima ancora della nascita del circolo, grazie ai primi componenti del collettivo (nato nel 1977) che gli darà vita. Più che una raccolta, si trattò di accumulare senza pretese di sistematicità quanto era reperibile allora intorno all’argomento dell’omosessualità: articoli di giornale, opuscoli, le piccole pubblicazioni italiane e quelle già note all’estero. Tutto questo confluirà, dieci anni dopo, all’interno del primo allestimento del Centro di Documentazione, nato ufficialmente nel 1987. Inizialmente la disponibilità del materiale era piuttosto scarsa; ma col tempo se ne accumulò sempre di più, stavolta con lo scopo di catalogarlo ordinatamente e renderlo fruibile al pubblico.

Le cose andarono bene e nel 1991 ci fu il primo salto di qualità: il Centro di Documentazione divenne biblioteca pubblica, convenzionata con lo stato attraverso il Ministero dei Beni Culturali. Questo significò non solo l’assegnazione di una sovvenzione economica, tale da permettere l’ingresso di più elementi nel già nutrito archivio del centro, ma soprattutto la garanzia di una maggiore competenza per la gestione del materiale e il riconoscimento pubblico del valore dell’attività svolta e del materiale raccolto.

Oggi l’archivio conta più di 1300 video, oltre 6000 titoli cartacei e una fornitissima emeroteca; suddiviso in materiale ufficiale (libri e video ufficialmente distribuiti sul mercato italiano e straniero) e non (tesi di laurea, volantini, pubblicazioni autogestite, opuscoli informativi), può essere consultato in loco (video, archivi fotografici) o ottenuto in prestito (libri) come, d’altra parte, avviene in qualsiasi biblioteca pubblica. Entro il 2001, inoltre, ci sarà l’ingresso all’interno del Polo universitario delle biblioteche bolognesi, cioé l’entrata nel sistema bibliotecario internazionale (SBN) e la possibilità di consultarne i cataloghi interamente on-line, rendendo la reperibilità dei materiali praticamente immediata.

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Il Centro di Documentazione GLBT di Bologna è, di fatto, un organo d’informazione unico, una realtà di salvaguardia e costruzione della nostra memoria storica impossibile da ritrovare con tanta completezza e in maniera così estesa. Ma non è l’unica organizzazione che opera in questo senso: sempre a Bologna si trova la sede del MIT, il Movimento d’Identità Transessuale.

In Italia il MIT è presente fin dal 1982, anno della sua nascita e dell’inizio della sua lotta contro ogni forma di discriminazione nei confronti della realtà transessuale.

A Bologna opera dalla seconda metà degli anni ottanta, grazie all’instancabile lavoro di Marcella di Folco e Porpora Marcasciano, responsabili del centro e coordinatrici delle attività legate all’associazione. E’ grazie alla loro tenacia che, nel 1993, il Comune decide di assegnare al MIT una sede: un grande passo, questo, che ha permesso di creare non solo un centro di coordinamento, ma soprattutto la nascita di un consultorio specificatamente pensato per la salute delle persone transessuali. Dotato di un’equipe formata da psicoterapeuti, medici e operatori sociali, ma soprattutto gestito da transessuali per transessuali, è, ancora una volta, una realtà unica nel suo genere, capace di seguire il percorso complesso e mai facile della transessualità da tutti i punti di vista: psicologico, medico, legale e, cosa più importante, sociale ed umano.

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