IL CINEMA GAY PARLA SPAGNOLO

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"Da Sodoma a Hollywood" ha premiato "Sobravivre" di Albacete. Travestitismo, bisessualità e nuove famiglie le tematiche più diffuse al festival del cinema gay e lesbico di Torino,

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Il Festival Cinema gay di Torino cresce: alla sua quindicesima edizione conquista un quindici per cento in più di spettatori, raddoppia gli accreditati, si installa in tre nuove sale più grandi, più agevoli (anche se non sono mancati i problemi tecnici quali l’audio del Teatro Nuovo e un frequente fuori quadro in sala Uno) vicino al bellissimo parco del Valentino. Mai come quest’anno si sono viste sullo schermo tante storie di travestiti e transessuali (ma niente drammi, prevale la chiave ironica del ‘camp’: parodie delle Charlie’s Angels, di Blair Witch Project, di Bonnie & Clyde tutte in versione drag) che spesso si sono materalizzate nel loro fulgore scenico durante i molti party ufficiali della manifestazione (Platinette, Sherry Vine, Candis Cayne). Ritorna in auge il bisessuale (o etero ‘polarizzato’ o gay represso, ma pur sempre bisessuale) che spesso desidera una famiglia con figli, tenta una convivenza problematica con donne il cui esito è incerto (‘Sai che c’è di nuovo’, ‘Sobravivire’, il peruviano ‘Non dirlo a nessuno’). La commedia impazza, il film drammatico latita: prevalgono storie di adolescenti sostanzialmente aproblematici, bellocci, con un gran senso dell’amicizia (Edge of Seventeen, Punks). Spesso il tono è così ottimista e semplificatorio da sfiorare la fiaba, la favola: l’ingenuità non manca.

Le magnifiche icone scelte quest’anno vegliavano come spiriti guida sulla manifestazione: l’alterità androgina di Dalida, l’ineffabilità estrema di Greta Garbo, il corpo apollineo di Joe Dallesandro dettavano lezioni di stile, di classe, di storia.

La giurie hanno infine deciso di segnalare la vivacità del rinato cinema spagnolo premiando gli epigoni dell’oscarizzato Almodovar: miglior film ‘Sobravivire’ di Alfonso Albacete e David Menkes, una gradevole commedia in cui una giovane vedova con figlio, appassionata di cinema e in particolare di Audrey Hepburn, si innamora di un ragazzo bisex indeciso e confuso. Miglior corto ‘Backroom’ di Guillem Morales, pensieri e azioni di cinque uomini in una torrida dark room, menzione speciale a ‘Kampvuur’ – Falò da campo – di Bavo Defurne che vince anche il premio del pubblico (anche la giuria dei lunghi ha polemicamente assegnato una menzione speciale a un corto, lo stesso ‘Backroom’, quasi a rivelare la mediocrità del resto del concorso – ma l’Einstein del Sesso di Rosa Von Praunheim avrebbe forse meritato più attenzione). Tra i documentari è stato scelto ‘per la memoria e per il dolore’ l’intenso ‘Paragraph 175’ di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, toccante testimonianza di cinque omosessuali reduci dai campi di concentramento nazisti.

Il Festival Gay di Torino compie ogni anno un’operazione miracolosa, visto il budget ridottissimo (220 milioni, giusto per fare un confronto al Festival Cinema Giovani vanno circa due miliardi e mezzo) e i risultati di affluenza del pubblico sono incoraggianti. Bisognerebbe però che le istituzioni fossero più attente e partecipi (la promessa di un aumento di dieci milioni del finanziamento è poca cosa) e si placassero una volta per tutte le continue polemiche da parte della destra sull’utilità di un festival ormai di primo piano tra gli eventi culturali cittadini.

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