IL FILM GAY DELL’ANNO

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A Parigi, code lunghissime per assistere al primo lungometraggio di Sébastien Lifshitz, "Presque Rien", una storia d'amore sulle spiagge della Bretagna.

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Ad un tratto i gay di Parigi hanno iniziato ad entrare in agitazione. “Ma hai visto quel cartellone?”, ”Sì, sono curioso, mi sa che è un film da vedere”. Lungo i vialoni della città si vedevano apparire macchie di colore azzurro piene di stelline: le foto di Pierre&Gilles che annunciavano l’uscita di “Presque Rien” (“Quasi niente”), con i due protagonisti, bellissimi e a torso nudo, da cui era impossibile staccare gli occhi. Oggi, che i cartelloni sono scomparsi, la curiosità non è diminuita e ci sono ancora lunghe code di ragazzi ai botteghini per riuscire a vedere il film, annunciato come “il film gay dell’anno”.

Il film più che di omosessualità parla d’amore. Non affronta le ansie e i dolori della scoperta di un’identità sessuale: racconta un sentimento. In “Beautiful Thing” ad esempio, ci si è confrontati con il bellissimo percorso di scoperta, accettazione e coming out del giovane protagonista; in “Presque Rien” si vede una storia d’amore, che semplicemente capita che sia tra due ragazzi. Più in particolare si fa un tuffo nella vita del diciottenne Mathieu, interpretato da un bravissimo Jérémie Elkaïm anche lui al suo primo lungometraggio, e si assaporano con lui le sue emozioni, la sua passione, le sue paure, la depressione e la speranza.

Estate.

Su una spiaggia della Bretagna Mathieu guarda Cédric, Cédric, coetaneo, fissa Mathieu. E’ un colpo di fulmine istantaneo, anche se “Ti avevo già notato l’estate scorsa, ma ora sei diventato molto più carino” dice poi Cédric a Mathieu. E’ una storia estiva, che sembra nascere sapendo già di dover finire all’arrivo dell’autunno ma che si trasforma in un sentimento ben più forte.

Dell’anno che vivono insieme Cédric e Mathieu si sa poco. Quello che si vede all’inizio sullo schermo è in realtà la fine della storia, Mathieu che torna, in inverno, in Bretagna, per rivedere i luoghi in cui ha vissuto il suo amore con Cédric per ritrovare un suo equilibrio dopo la depressione ed un tentativo di suicidio. E mentre Mathieu ritrova se stesso, anche gli spettatori iniziano a scoprirne l’animo e a ricostruire la sua storia.

Il regista Lifshitz infatti non procede linearmente, ma per ellissi; mostra dei momenti significativi della storia con Cédric, un bellissimo Stéphane Rideau, ma non si mette ad analizzarla, non mostra come vivono nell’anno che passano insieme né come e perché si lascino; mostra la famiglia di Mathieu ed il padre di Cedric, ma non li spiega, lascia allo spettatore il compito di dedurre le loro storie da quello che dicono e da come si comportano. Anche per questo sembra che davvero nel film non succeda “quasi nulla” come dice il titolo. In realtà il film è una tempesta di emozioni, un tuffo nella vita di un ragazzo e alla scoperta dei suoi sentimenti, dei suoi timori e della sua felicità, in cui la storia, tratteggiata, del suo amore per Cedric ha un realismo dirompente, a volte crudo, come nella scena della masturbazione, e a volte dolcemente divertente, come quando Cédric di notte, nudo, corteggia sulla spiaggia Mathieu cantando e ballando una canzone di Mylene Farmer, icona gay francese.

Ed il successo del film sta proprio nel modo diretto e sincero, senza censure, con cui lo spettatore viene portato a conoscere i diversi aspetti dell’animo di Mathieu e viene fatto entrare nella sua vita; nella stessa maniera l’omosessualità di Mathieu e Cédric viene affrontata senza nascondere la dolcezza di due innamorati che giocano saltandosi addosso, l’imbarazzo e spesso l’ironia del confronto con i genitori, l’impazienza di ritrovarsi da soli in un luogo appartato, la passione di quando li si vede fare sesso sulla spiaggia.

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