IL GENOCIDIO DEI GIOVANI GAY

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Sono tanti, troppi i giovanissimi che si tolgono la vita perché non riescono ad accettare la propria omosessualità: e nessuno fa molto per aiutarli. Un'inchiesta di Gay.it.

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Darren e Alex si erano incontrati nell’estate del 1997. Da subito si erano piaciuti e avevano accennato agli amici il loro l’interesse reciproco. Gli amici, “lupus in fabula”, non si erano trattenuti dal raccontare ai due le confidenze raccolte. Si fidanzarono e come sovente capita in questi casi incominciarono a fare grandi progetti per il loro futuro. Innanzi tutto avrebbero frequentato lo stesso college e poi avrebbero cercato un lavoro e una casa. Il 6 febbraio 1998 alle 16 del pomeriggio il corso della loro felice storia mutò.
Darren si uccise e lasciò ad Alex soltanto questa lettera: “Caro Alex, è difficile sapere da dove cominciare, ma lo faccio chiedendoti scusa. Scusa ti lascio, scusa ho rotto la mia promessa. Mi hai aiutato molto, ma quando il dolore raggiunge il tutto non significa nulla. Lo sai. Ti volevo ringraziare. Mi hai dedicato la vita, e ho fallito. Sei stato la spalla sulla quale piangere. Mi hai tirato fuori dalla mer*, ma non sono forte quanto te. Ho lasciato un messaggio a mia madre per farle sapere tutto. Volevo che lei sapesse quanto mi hai aiutato. Scusami, ti amo. Darren”.

Questa storia, realmente accaduta in America, attesta un problema, quello del suicidio dei giovani omosessuali, su cui il silenzio è ostinato, ottuso e generale.
Martina Navratilova, tennista lesbica da sempre in prima linea nella lotta per i diritti degli omosessuali, denunciava agli americani il 25 ottobre 1997 ad una conferenza del Gay, Lesbian and Straight Education Network il terribile vissuto dei giovani gay: “Uno studio condotto nelle scuole pubbliche di Des Moines (capitale delle stato dell’Iowa) dimostra che nelle scuole medie (le superiori per noi, NdR.) una alta media di studenti sente commenti gay come “dyke” (lesbica in senso spregiativo non esiste la traduzione italiana, NdR.) e “frocio” uno sbalorditivo 26 volte al giorno, e che i professori testimoni di questi incidenti non fanno nulla per lo scandalizzante 97% delle volte. Il risultato di questo comportamento è, per studenti gay e lesbiche, il terrore. In troppi istituti gli studenti trovano scarse o nessuna informazione sulle lesbiche e sui gay nelle librerie e nei programmi degli studi. E’ ora che la scuola dica la verità circa alcuni dei più grandi leaders della nostra nazione – uomini come Walt Whitman, Emily Dickinson, Tennessee Williams e James Baldwin – cosìchè i giovani realizzino che quelli come noi, che sono lesbiche e gay, sono sempre stati americani, e sempre lo saranno”.
L’appello è risultato, per lo più, inascoltato, e il suicidio dei giovani, peraltro continuamente denunciato dalle associazioni gay, continua a mietere giovani vittime innocenti. Ma questo fenomeno ha davvero una rilevanza numerica tale da giustificare l’allarmismo delle associazioni?
I dati di serie ricerche scientifiche fanno pensare proprio di sì. Ad esempio un articolo di Christopher Bagley e di Pierre Tremblay dell’Università di Calgary, in Canada, del lontano 1993 rilevava su 750 uomini tra i 18 e i 27 anni di cui il 13 % poteva essere classificato come omosessuale o bisessuale ha dimostrato che tra i gay o i bisessuali c’è un rischio 13,9 volte superiore di togliersi la vita rispetto ai coetanei eterosessuali e, se non bastasse, che tra gli omosessuali il 62 % ha tentato il suicidio. Per quanti gay questo tentativo non è fallito?

A questo non abbiamo una risposta ma anche altri studi americani rilevano le cifre sconfortanti del suicidio dei gay. Nel 1978 Bell e Weinberg, due studiosi del Kinsey Institute, stabilivano che su un totale di 575 omosessuali volontari correvano un rischio 13,6 volte superiore di togliersi la vita rispetto agli eterosessuali.
Gli scienziati individuano tra le ragioni di questi dati impressionanti l’omofobia sempre in agguato, la carenza di studi sul tema, l’inesistenza di corsi sull’omosessualità in ambito universitario, l’ottusità delle istituzioni alle richieste dei gruppi gay per una politica di prevenzione al suicidio e la sistematica carenza di un counseling adeguato.
Purtroppo, anche in America, di fronte al suicidio gay si usa la solita frase di circostanza “Sfortunatamente nessuno lo hanno saputo ascoltare”.
Il fenomeno ha qualche eco su Internet soprattutto sui siti delle associazioni gay americane che hanno alcune pagine sulla prevenzione del suicidio. Oltre a molte lettere, del tutto simili a quella di Darren, a contributi ed interviste le associazioni puntano il dito sul rapporto fra omosessualità e religione considerata fra le cause principali dell’omofobia.

I toni sono polemici, ma, non si può nascondere che, dati alla mano, la reazione gay alla morte inutile e silenziosa di innocenti pare anche troppo equilibrata.
Un anonimo punta il dito sui preti cattolici affermando che “predicano morte” e tutti in America ricordano che il 14 luglio 1999 dal Vaticano è stato diramato l’ordine al reverendo Robert Nugent e alla suora Jeannine Gramick di ‘finirla’ con l’organizzazione di iniziative per gay credenti. La Chiesa infatti “rifiuta e condanna l’omosessualità come intrinsecamente diabolica” (clicca qui per saperne di più). Certo è che queste posizioni, insieme a quelle di molte altre chiese, non aiutano il giovane gay ad accettarsi.
E’ chiaro che il suicidio dei gay non dipende esclusivamente dalla mancanza di accettazione dei gay da parte delle Chiese ma da un insieme di infiniti fattori, che vanno studiati se si vuole ridurre il fenomeno, che tutti insieme si chiamano omofobia.
Ma veniamo alla situazione italiana. Dire che in Italia il silenzio sul suicidio gay sarebbe un eufemismo.
Uno studio Ispes del lontano 1991 diceva che il 32% di gay e lesbiche sotto i ventenni ha pensato di suicidarsi e che il 10,8% ha tentato il suicidio. Quanti omosessuali italiani non possono oggi raccontarci del loro tentato suicidio? Quante morti innocenti pesano come un fardello sulla ‘normalità’?
Non lo sapremo mai, ma prestando fede ai dati statunitensi possiamo senza ombra di dubbio affermare che è ora di intervenire. Anche il mensile gay “Pride” ha sollevato la questione nel giugno scorso chiedendo che si adottino gli strumenti adeguati per far fronte al problema. Non c’è stata nessuna reazione ma basterebbe davvero poco per fare soltanto qualcosa in più.
Ad esempio sarebbe troppo pretendere che film “per tutti” come Priscilla e Beautiful Thing siano proiettati in prima serata? Oppure perché non promuovere seriamente le iniziative tese alla prevenzione del suicidio dei giovani gay nelle scuole con il filmato Nessuno uguale..tutti uguali dell’AGEDO?
Due esempi questi, delle centinaia che si potrebbero addurre, e che porterebbero un sicuro giovamento ai giovani gay.
Come sappiamo in Italia gli omosessuali non devono chiedere. Al contrario, fanno richieste al governo (richieste, pare, ‘innovative’ e ‘socialmente utili’ tanto che riescono a conquistare le pagine dei giornali) un manipolo di neonazisti che ha preso il nome di “Forza Nuova”: “Il governo interdica insegnanti, personale scolastico, assistenti sociali e tutti coloro che si trovano per motivi professionali vicino a bambini e che abbiano tendenze omosessuali, dall’esercizio delle suddette professioni…vista la pericolosa contiguità fra omosessualità e pedofilia” (clicca qui per la notizia). E intanto i figli degli eterosessuali si uccidono.

Solo due mesi fa, esattamente il 29 giugno, a Crotone uno studente diciassettenne si è suicidato lanciandosi dal tetto del Liceo classico che frequentava con profitto visto che era stato promosso. Lo studente si è introdotto nella scuola durante gli esami di maturità e si è lanciato da circa 15 metri. La morte è stata istantanea. Sarà stato gay?
Non sia mai, ma se lo fosse stato potremmo soltanto affermare “Sfortunatamente nessuno lo ha saputo ascoltare”.
Rompiamo il silenzio. Gay.it ha deciso di aprire un forum e un sondaggio (che trovate in fondo a questa pagina) sul suicidio degli omosessuali. Se avete esperienze da raccontare, se il vostro migliore amico vi ha lasciato la sua lettera di addio, se ricordate la storia del suicidio di un omosessuale e le sue ragioni, se avete perso il fidanzato, se avete tentato il suicidio e volete raccontarlo vi preghiamo di scrivere a contents@gay.it. I contributi, in forma anonima, potranno trovare spazio sul sito. Aiutateci ad aiutarci.

di Christian Panicucci

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