IL GOVERNO CHE DISCRIMINA

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Anziché accogliere le norme antidiscriminazione comunitarie, la Commissione Lavoro introduce nuove discriminazioni. Lo denunciano i deputati Grillini e Motta. E raccontano i gravi fatti avvenuti.

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BARI – Gli omosessuali italiani intendono aprire una vertenza con il governo “perche’ si profila una legge che anziche’ cancellare definitivamente le discriminazioni verso gli omosessuali addirittura introduce la liberta’ del licenziamento nei confronti degli omosessuali”. E’ quanto emerso nel convegno sulla legislazione, europea e italiana, sui diritti delle persone omosessuali e transessuali che si e’ tenuto a Bari nell’ ambito delle iniziative di Bari-Pride 2003.
Ai lavori hanno partecipato, tra gli altri, il presidente nazionale Arcigay, Sergio Lo Giudice, il deputato dei Ds Franco Grillini, il segretario nazionale Radicali italiani, Daniele Capezzone, il segretario nazionale Arcilesbica, Anna Muraro, e Riccardo Gottardi, referente Ilga Europe.
“Entro quest’ anno – ha ricordato Lo Giudice – il governo italiano e’ tenuto a rispettare la direttiva europea contro le discriminazioni sul lavoro basate su una serie di condizioni come l’ eta’, l’ handicap, e l’ orientamento sessuale”. “Noi – ha proseguito – abbiamo un forte sospetto, confermato dalla discussione parlamentare che e’ gia’ stata avviata, sul fatto che il governo stia in qualche modo snaturando il senso della direttiva europea rendendola poco applicabile e rendendola molto piu’ leggera di come era nelle intenzioni della Comunita’ europea”.
“Stanno mettendo l’ Italia – ha aggiunto a questo proposito Grillini – in una condizione unica in Europa perche’ una direttiva europea contro le discriminazioni dovrebbe essere una direttiva che vieta le discriminazioni invece nella intenzione del governo italiano queste discriminazioni addirittura sarebbero promosse”.
Da parte sua Capezzone, ricordando il progetto di legge depositato in parlamento che prevede che due individui indipendentemente dalle loro preferenze sessuali possono stipulare un contratto nel quale definiscono alcuni aspetti della loro vita in comune e possano anche sposarsi, ha sottolineato che in Italia esiste “un sistema tutto centrato sulla nozione tradizionale di famiglia”. “Io credo – ha sostenuto – che il nostro problema non sia quello di estendere questo modello ad altre forme di sessualita’, il problema e’ quello di fare un salto: di avere un ordinamento centrato sull’ individuo che a prescindere dal suo sesso e dalle sue preferenze sessuale puo’ accedere a tutti gli istituti giuridici”.
Soddisfatta dei risultati raggiunti finora si e’ detta il presidente del movimento di identita’ transensuale, Marcella Di Folco: “In Italia per i transessuali e’ ancora molto poco spazio anche se, da quando c’e’ stato il world pride con il rilancio del mondo glbtt (gay, lesbiche e transessuali) finalmente si e’ cominciato a lavorare insieme ma essendo la famiglia transessuale una famiglia piccola rispetto a gay e lesbiche e’ chiaro che i nostri diritti sono messi sempre un po’ da parte pero’ sono stati fatti grandi passi e anche i parlamentari portano avanti proposte di legge in favore dei transessuali”.

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