IL ‘MARITO’ DEL SOLDATO

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Allertati dalle prime vittime del conflitto in Iraq, i ministri britannici concedono la pensione di guerra anche ai partner omosessuali dei caduti. Ma negli USA continua la discriminazione.

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LONDRA – I partner dei gay e delle lesbiche che svolgono servizio nelle truppe britanniche inviate in Iraq, potranno ottenere la pensione di guerra nel caso che i loro compagni o le loro compagne restino uccisi in guerra. Lo ha confermato il Ministro della Difesa britannico venerdì scorso, sancendo una regola destinata a creare un precedente importante nella rimozione delle discriminazioni tra coppie omosessuali e coppie etero, ma mettendo anche in evidenza una grave preoccupazione del governo inglese sulle conseguenze che questo conflitto può avere in termini di vite umane.
Il provvedimento riguarderà il partner che sopravvive facente parte di una coppia non sposata, anche eterosessuale, dove vi sia “una sostanziale relazione”, secondo quanto recita la norma. La scelta, che potrebbe anticipare una generale revisione delle pensioni e pagamenti nelle forze armate, interviene in seguito a un caso in cui il Ministero ha inizialmente rifiutato una pensione da vedova di guerra a Anna Homsi, la compagna di un paracadutista inglese ucciso in Sierra Leone. In questo caso, il governo corrispose poi un pagamento eccezionale di 250.000 sterline (pari a circa 370.000 euro) alla Homsi.
«Il Governo è consapevole delle preoccupazioni del personale in servizio i cui partner non sposati sono attualmente esclusi dai benefici pensionistici – ha detto Lewis Moonie, vice ministro della difesa – Abbiamo stabilito che sarebbe appropriato prendere ora in considerazione i seri rischi connessi con la guerra».
I requisiti necessari per ricevere il trattamento saranno giudicati in base a una serie di criteri, secondo quanto riferisce il Financial Times, che includono il grado di dipendenza o interdipendenza economica, la presenza o meno di bambini o di impegni presi in comune, come mutui o altro, se il richiedente è il principale beneficiario di un testamento o di un alloggio condiviso, e l’assenza di un coniuge legalmente sposato.
La Gran Bretagna, coprotagonista insieme con gli Stati Uniti d’America di questo conflitto, si pone con questo provvedimento ben più che un passo in avanti rispetto al proprio alleato. Nelle Forze Armate americane, infatti, continua una politica di ostilità nei confronti dei soldati omosessuali: non molto tempo fa, numerosi esperti traduttori che lavoravano su documenti relativi alle attività del regime di Baghdad, sono stati rimossi dall’esercito a causa del loro orientamento sessuale, dando inizio a una vera e propria epurazione dei gay e delle lesbiche militari.
Questa intolleranza costituisce una sorta di nuovo giro di vite della cosiddetta regola del “don’t ask, don’t tell” secondo la quale verrebbe concesso di continuare a prestare servizio in divisa a chiunque eviti di dichiarare in maniera troppo eclatante la propria omosessualità. Contro questa linea politica si sono levate anche recentemente alcune organizzazioni, come Human Rights Watch, che ha chiesto a Bush di ripudiare la regola, o Servicemembers Legal Defense Network, un gruppo di supporto per gay e lesbiche nelle Forze Armate che ha lanciato la campagna “Freedom to serve”. Dixon Osburn, direttore esecutivo del Network, stima che almeno 7.500 gay e lesbiche siano già schierati nel Medio Oriente: «Desiderano mettere la proprie vite in prima linea per difendere la libertà, mentre la loro libertà gli viene negata in Patria – afferma Osburn – Non possono parlare con la persona amata al telefono, non possono abbracciarla quando salgono sull’aereo che li porterà in guerra».
Da quando la politica del “Don’t ask, don’t tell” è stata adottata, più di 8.500 membri in servizio sono stati licenziati in conseguenza di essa, secondo il Pentagono. In alcuni casi, il licenziamento era involontario e conseguente a investigazioni. In molti casi, i gay e le lesbiche hanno avviato la pratica di licenziamento lamentando molestie o un grave stress dovuto al loro orientamento sessuale.

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