Nuotatore USA Tom Luchsinger: l’emozionante coming out

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"Ero il Re della doppia vita". A 23 anni, Luchsinger esce dall'armadio con queste parole.

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Campione nei 200 metri farfalla ai Nazionali d’America nel 2013 e olimpionico nelle prossime olimpiadi Brasile 2016, Tom Luchsinger ha fatto coming out in una emozionante lettera pubblicata da OutSports.

Il giovane nuotatore ha raccontato della difficoltà di emergere, di quanto lo facesse soffrire vivere una doppia vita di menzogne e silenzi.

Ogni volta – scrive Luchsinger – che pubblicavo qualcosa su Instagram, Twitter o Facebook lo rileggevo 10,15,20 volte, per assicurarmi che nessuno potesse dedurre nulla sulla mia sessualità. Ogni volta che mi intervistavano cercavo di essere il più maschile possibile. Mi sentivo sicuro dinanzi ai media, al mio allenatore, ai genitori e ai compagni di squadra, ma del tutto inadeguato nel privato. Ero il Re della doppia vita“.

Questo fino ad agosto 2014, quando Tom si è “svegliato” e ha cominciato ad aprirsi con le persone che più ama. Vi lasciamo con questo estratto.

Il mio primo confidente è stato un uomo che si chiamava Warren. Sapevo che avrebbe capito cosa volesse dire esser un nuotatore non dichiarato dato che lo era stato anche lui, laureandosi presso la University of North Carolina nel 2003. Ci siamo incontrati a cena a New York City e ho condivido con lui la mia storia. Mi ha incoraggiato, mi ha spiegato che tutto sarebbe andato per il verso giusto e mi ha aiutato a dirlo alla mia famiglia e ai miei amici.

Mio fratello più grande, Ryan, è stato la prima persona della mia famiglia a cui l’ho detto. Ha avuto un sacco di problemi nella sua vita, spesso sentendosi abbandonato. Sentivo che sarebbe stato la persona più sicura e comprensiva a cui raccontarlo. Non ha battuto ciglio e, venti minuti dopo averglielo detto, ci stavamo scherzando su. Niente è cambiato.

Dirlo ai miei genitori è stato emotivamente più difficile di tutti. Ero sdraiato in un letto king size nel Hyatt Regency Hotel di Chicago dopo una apparizione per la mia agenzia in attesa per il volo di ritorno per Baltimora.

Ho chiamato i miei genitori a mezzo continente di distanza e, come ogni campione nazionale che si rispetti, parlando con mamma e papà ho incominciato subito a piangere.

“Sono gay. E ho paura”.

Loro invece, no. Sono stati fantastici.

“Sei lo stesso che abbiamo cresciuto negli ultimi 23 anni?” Mi hanno chiesto.

Ho risposto “Sì”, lasciando andare quel senso di vuoto dentro di me.

“Allora, chi se ne frega?”

Sono fortunato ad avere dei genitori così.

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