IL NUOVO CORSO DI ARCIGAY

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Cecchi Paone alla giornata conclusiva del congresso: 'Serve un partito gay'. Risponde Grillini: 'C'è già: siamo noi'. Lanciata la nuova struttura: 'un circolo in ogni provincia'.

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BOLOGNA – Si è chiuso con la rielezione all’unanimità del presidente Sergio Lo Giudice, e con la conferma, a larghissima maggioranza, del segretario Aurelio Mancuso, l’undicesimo congresso nazionale di Arcigay. Approvate le modifiche dello statuto che rinnovano completamente il funzionamento dell’associazione. Che punta a ringiovanirsi.

A dominare la scena dell’ultima giornata del congresso, il giornalista televisivo Alessandro Cecchi Paone, che nei mesi scorsi ha orgogliosamente ribadito la sua “omoaffettività”. «Sono con voi sul piano delle idee e delle battaglie per i diritti civili ed il Pacs – ha spiegato il giornalista – Serve una battaglia politica a tutto tondo. Perché ormai non siamo più nell’Italietta familista degli anni ’50. Il mondo è cambiato. Io lo posso dire da liberale, voi ditelo ai vostri partiti di riferimento». Cecchi Paone ha illustrato il suo progetto all’interno del movimento gay: «Serve un nuovo grande movimento di liberazione laica e libertaria. E un leader che sia come Zapatero».

«Il partito di cui parla Cecchi Paone – ha risposto il presidente onorario Franco Grillini – c’è già e si chiama Arcigay. E le proposte che fa sono ormai una necessità di riforma democratica e civile del nostro paese»

Un’associazione rinnovataA parte le conferme dei massimi dirigenti, si è trattato di un congresso di profonda trasformazione per la più grande associazione gay e lesbica italiana. Nuova tessera e nuovo sistema di tesseramento, un nuovo statuto, un’articolazione in comitati provinciali, l’allargamento del consiglio nazionale: sono alcune delle trasformazioni approvate dai 143 delegati arrivati a Bologna da tutto lo stivale.

Il nuovo statuto quindi prevede l’articolazione in comitati provinciali, che saranno composti da tutti i soci e le socie residenti nella provincia di competenza del comitato. Sparisce così la vecchia distinzione tra circoli politici e circoli ricreativi, con rispettivi e separati soci. La strada è quella di un progressivo allontanamento tra le due anime dell’associazione. «E’ una trasformazione che nulla toglie al senso di comunità che in questi anni ha unito i nostri circoli – ha spiegato Lo Giudice – Oggi aggiungiamo una nuova capacità di intervento nella società». I comitati provinciali potranno poi articolarsi in coordinamenti regionali, come già è avvenuto in Toscana e come sta avvenendo in Veneto.

Aumenta la tessera, si allarga il consiglio

Sulla nuova tessera risalta il restyling del logo dell’associazione, con il pegaso alato stilizzato. Il sistema di tesseramento sarà trasferito on-line con tutte le procedure di sicurezza del caso e con la garanzia di una maggiore privacy. La quota di iscrizione aumenterà nel 2006 a 15 euro: un rincaro che andrà in parte a finanziare la nuova articolazione dei comitati provinciali. E’ aumentato anche il numero di componenti del consiglio nazionale, segno della maggiore partecipazione dei soci all’attivismo dell’associazione. Le regioni più rappresentate, tra i sessanta nuovi consiglieri, sono l’Emilia-Romagna con 15 componenti; segue la Lombardia con 8, quindi il Veneto e la Toscana con 7 consiglieri ciascuno. Meno rappresentate le regioni del Sud, ma il segretario Mancuso promette: «Nei prossimi mesi ci impegneremo a fondo con politiche orientate alla visibilità di gay e lesbiche nel Mezzogiorno». Il nuovo consiglio nazionale cercherà poi di rappresentare le istanze emergenti nell’associazione, come la sempre più pressante voglia dei giovani di contare e di costruire politiche giovanili, e la presenza importante di molte lesbiche in Arcigay.

Sono stati molti infine i temi all’ordine del giorno durante il congresso, con i delegati chiamati a discutere e confrontarsi su diversi temi e problemi che riguardano movimento GLBT italiano. Alla fine sono stati approvati gli ordini del giorno che ribadiscono la centralità della lotta all’AIDS nelle scelte politiche di Arcigay, la cooperazione con le altre organizzazioni del movimento, la lotta alla transfobia, l’impegno nella campagna referendaria per l’abrogazione della legge sulla procreazione assistita, l’approfondimento delle tematiche culturali, e la creazione di un periodico informativo per tutti i soci e le socie. Nei prossimi tre anni nascerà quindi un’Arcigay nuova e diversa: i 143 delegati tornano a casa con tanto lavoro da fare.

di Claudio Malfitano

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