IL PACS ARRIVA IN PARLAMENTO

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Domani comincia l'esame delle proposte di legge per il riconoscimento delle unioni civili. Aurelio Mancuso, segretario Arcigay, e Sergio Lo Giudice, presidente, lanciano appelli ai parlamentari.

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ROMA – L’avventura italiana del PaCS inizia il suo passaggio istituzionale domani, quando la Commissione Giustizia della Camera, comincerà ad esaminare le 15 proposte di legge depositate in questi anni in materia di tutela della coppie di fatto. Si tratterà senza dubbio di avviare una discussione lunga e approfondita, che dovrà mettere allo stesso tavolo anime molto diverse presenti nel nostro parlamento, tra cui una rappresentanza cattolica che si annuncia come la più ostile al riconoscimento delle unioi civili.
Franco Grillini, deputato DS e presidente onorario Arcigay, assicura che «non ci sarà “nessun braccio di ferro” tra laici e cattolici, anzi, proprio questi ultimi dovrebbero trovare questa proposta di legge interessante, visto che interveniamo sui momenti più difficili dell’unione: malattia, disabilità, problemi della casa». E riguardo alle annunciate polemiche precisa che «non è assolutamente nelle mie intenzioni ingaggiarle, soprattutto perchè già il nome di questa legge indica che si intende ‘stipulare’ un patto civile di solidarietà. Non è un matrimonio e non vuole sostituirsi ad esso».
Anche Dario Rivolta, deputato di Forza Italia e autore di un altro dei progetti di legge in esame, assicura che «se ci sarà uno scontro nel corso del dibattito credo che questo avverrà tra estremisti e moderati, tra liberali e conservatori, ma credo e spero proprio che non ci sia nessun braccio di ferro tra laici e cattolici. Non c’è nessun motivo, tra l’altro la mia proposta di legge è stata firmata anche da cattolici praticanti».
Aurelio Mancuso, Segretario nazionale Arcigay, «come gay credente», lancia un appello rivolto ai deputati cattolici «affinché sia possibile un confronto costruttivo e libero da contrapposizioni, oggi assolutamente anacronistiche».
«In molti paesi europei – sottolinea Mancuso – molte forze politiche che si riconoscono nella dottrina della Chiesa, si sono misurate positivamente con questi temi, mettendo al primo posto la necessità di riconoscere diritti e doveri a una categoria di cittadini che per secoli sono stati perseguitati, incarcerati, uccisi, in quanto omosessuali».
«Bisogna poi, ricordare che, dove sono stati approvate leggi sul riconoscimento delle coppie di fatto, la famiglia tradizionale non ne ha risentito, i matrimoni non sono diminuiti, l’opinione pubblica ha recepito positivamente queste nuove formazioni sociali».
«Se la politica – conclude il segretario Arcigay – riuscirà ad affrontare il tema delle coppie di fatto partendo dal vissuto concreto delle persone, il nostro paese potrà ritenersi appartenente a quella comunità civile europea, cui tutti cerchiamo di ispirarci».
Dal canto suo, Sergio Lo Giudice, presidente Arcigay, paragona il momento storico attuale a quello in cui le donne hanno acquisito il diritto di voto, o i neri sono stati liberati dalla schiavitù, o gli ebrei hanno ottenuto l’abrogazione delle leggi razziali: «Il parlamento italiano non sprechi questa occasione storica di entrare in sintonia col paese reale – commenta il presidente nazionale di Arcigay – Quella del riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche è la frontiera odierna di una più ampia lotta per i diritti civili».
Una forte contrarietà al riconoscimento delle coppie omosessuali viene oggi da Carolina Lussana, responsabile giustizia della Lega Nord: «Siamo estremamente contrari ai progetti di legge, sia a quello di Rivolta che a quello della sinistra, che vogliono il riconoscimento delle coppie o delle unioni di fatto. Si tratta di proposte che con l’alibi di disciplinare i rapporti tra conviventi, in realtà hanno lo scopo, apertamente dichiarato dalla sinistra, di arrivare al riconoscimento legale delle unioni gay».
«Non c’è da parte nostra nessun intento discriminatorio – prosegue Lussana – nei confronti di chi decide di non sposarsi o nei confronti delle unioni omosessuali. La nostra contrarietà nasce dal fatto che un riconoscimento giuridico di questo tipo scardina il principio sancito dalla Costituzione della famiglia che è fondata sul matrimonio, quindi sul rapporto tra uomo e donna».
Riguardo ai tempi con cui la legge arriverà in aula, il relatore, Giuliano Pisapia, consiglia di “non avere fretta perche’ la discussione dovra’ essere la piu’ ampia e approfondita possibile”. «Innanzi tutto – dice il deputato del PRC – teniamo conto che e’ particamente unanime l’esigenza di trovare un riconoscimento delle coppie di fatto. Si tratta di moltissime persone che oggi vivono una situazione nella quale non sono riconosciute”. Ma e’ condivisa l’idea – aggiunge Pisapia – che questo riconoscimento non equivale “all’equiparazione al matrimonio” e questo “evita un dibattito ideologico”. E tuttavia, Pisapia e’ ben consapevole che il problema piu’ scottante riguarda il riconoscimento delle coppie omosessuali: “questo e’ il punto su cui ci sara’ maggiore discussione, e sara’ bene riflettere e discutere con il massimo di scrupolo”.
Dice infatti Pisapia: “la mia proposta e’ quella di sentire tutti, faremo moltissime audizioni. Su questo c’e’ gia’ l’accordo. Ascolteremo rappresentanti delle associazioni, della chiesa, studiosi, conoscitori delle esperienze straniere”.
Non si sa ancora se queste audizioni avranno luogo prima che inizi la discussione generale o alla sua conclusione. In ogni caso, l’esame di merito delle proposte di legge iniziera’ solo dopo. La previsione e’ che la discussione in commissione non terminera’ prima della fine dell’autunno.

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