IL PACS CHE DIVIDE

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"Troppo instabili, non siete famiglia". Il forzista Rivolta illustra a Gay.it il senso della sua proposta sulle convivenze. GayLib entusiasta. Il CoDS: propaganda berlusconiana.

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PISA – Applausi e critiche. Sull’onorevole di Forza Italia Dario Rivolta piovono le reazioni del movimento gay, all’indomani della presentazione alla stampa della sua proposta sul Patto Civile di Solidarietà, la prima concreta che giunga da un deputato appartenente alla coalizione di Governo. “Forte soddisfazione” viene manifestata da GayLib, l’associazione di Gay Liberali e di centrodestra: «Finalmente Forza Italia ha trovato una direzione ideale, purificata da anacronistiche forme di bigottismo e clericalismo – afferma il presidente Enrico Oliari (Alleanza Nazionale) – La presentazione di questa proposta di legge sta ad indicare un nuovo clima all’interno del centrodestra, dove giustamente stanno prendendo piede le posizioni di ispirazione laica e liberale».
Il senso della proposta Rivolta è ben specificato: «Questo Patto Civile – scrive l’onorevole azzurro nella premessa alla pdl – non attribuisce, nemmeno indirettamente, ai contraenti uno status familiare, o pesudo tale». La cosa non scandalizza GayLib («Nessuno vuole l’equiparazione alla famiglia tradizionale, ma indubbiamente è necessario intervenire laddove vi è un sempre più evidente vuoto giuridico», scrive Oliari) ma lascia scontenta l’ala più vicina ai DS del movimento.
Andrea Benedino (foto sotto), portavoce del Coordinamento Omosessuali DS (CODS) giudica la proposta Rivolta «una risposta del tutto inadeguata rispetto alle sollecitazioni che da lungo tempo vengono rivolte al nostro Paese dal Parlamento europeo e che anzi rischia di prevedere ufficialmente per via legislativa le discriminazioni cui sono sottoposte le coppie di fatto sia etero che omosessuali». Benedino va giù duro: «si tratta della solita propaganda berlusconiana, utile solo a blandire con vaghe promesse una fetta di elettorato laico deluso dalle politiche illiberali portate avanti dal Governo Berlusconi negli ultimi anni».

Le critiche del CODS riguardano soprattutto le norme secondo cui la successione nei contratti di locazione scatta solo dopo cinque anni dalla stipulazione del patto, o secondo cui in caso di morte di uno dei contraenti la reversibilità della pensione andrebbe a vantaggio del partner, purché il PaCS sussista già da dieci anni e solo “qualora manchino l’ex coniuge, i figli superstiti minori o di qualunque età se riconosciuti inabili al lavoro e i genitori superstiti di età superiore a 65 anni che non siano già titolari di una pensione” (art. 11 pdl Rivolta). Altra norma contestata è quella prevista all’art. 5, secondo cui “La sottoscrizione del patto civile non è titolo sufficiente per il cittadino extracomunitario al fine di ottenere il permesso di soggiorno in Italia”.
Gay.it ha girato le critiche all’autore della proposta.
Onorevole Rivolta, come giustifica questi punti?
Le condizioni previste per la reversibilità del contratto d’affitto e della pensione sono necessarie per porre un freno ad eventuali abusi. Se non ci fossero queste condizioni, due conoscenti o persino due sconosciuti potrebbero, a pagamento, concordare di cedersi il contratto d’affitto attraverso la sottoscrizione di un PaCS da sciogliere con facilità un mese dopo. Per quanto riguarda la pensione, essa è un bene pubblico: attualmente, in mancanza di eredi legittimi, la pensione torna alle casse dello Stato. Con le condizioni previste nella nostra proposta, si vuole dare la possibilità di designare il destinatario della reversibilità, ma offrendo una garanzia nei confronti dello Stato.
Sono condizioni insindacabili o crede che i limiti di tempo possano essere rivisti?

Credo personalmente che siano periodi necessari, perché altrimenti avrei messo dei periodi diversi. Sono necessari anche perché per certe persone che potrebbero trovarsi a dover votare questa legge, potrebbero essere più tranquillizzanti. Detto ciò non cambia nulla se sono nove anziché dieci anni. In ogni caso, bisogna fare qualcosa per evitare i rischi di abusi. Nella legge il rischio di abuso esiste, e il legislatore deve evitarlo il più possibile. Se poi parliamo di coppie omosessuali, la sensazione diffusa – e devo dire anche la mia impressione – è che ci sia mediamente una instabilità maggiore rispetto alle coppie eterosessuali, se non altro perché queste ultime quasi sempre decidono di formalizzare l’unione e diventa più complicato la rottura della formalizzazione. Non possiamo mettere l’amministrazione davanti a facimenti e sfacimenti continui di nuovi contratti di solidarietà che implicano anche delle conseguenze su terzi.
Un altro punto contestato è quello secondo il quale la sottoscrizione del PaCS non è titolo sufficiente per ottenere il permesso di soggiorno…
So benissimo che molte coppie di fatto, sia etero che omo, siano fatte con stranieri e che in mancanza di permesso di soggiorno, queste coppie si devono rompere, o vivere da clandestini. Noi abbiamo però posta questa condizione, perché non vorremmo che diventi ancora più facile, rispetto al già utilizzato metodo del matrimonio di convenienza, ricorrere per ottenere il permesso, a questo atto che è molto più semplice e meno impegnativo rispetto al matrimonio vero e proprio.
Lei specifica che l’impostazione in materia di riconoscimento delle unioni di fatto del Parlamento Europeo sono “contrarie alla vostra linea di pensiero”. Crede che le coppie gay in Italia potranno mai essere considerate famiglia?
La sensibilità sociale cambia nel corso degli anni, e probabilmente si evolverà anche in questo caso. Oggi, non credo che i sentimenti del popolo italiano siano tali da poter riconoscere lo status familiare alle unioni omosessuali. Un domani, chissà. Vorrei specificare comunque, che la mia proposta non riguarda soltanto le coppie gay, anche se è evidente che coloro che ne possono trarre maggior beneficio sono i gay.
Crede sia possibile la costituzione di una maggioranza trasversale che sostenga un progetto di legge sul PaCS?
Io credo che ci sia la possibilità, non posso dire la certezza, di uno schieramento trasversale. Perché se la sensibilità media del popolo italiano non è disponibile a considerare famiglia una coppia omosessuale, c’è però sicuramente la disponibilità da parte degli italiani a considerare legittimo e legittimabile che due persone decidano di vivere insieme indipendentemente dal loro sesso.
Conosce la proposta Grillini sul PaCS? Come la giudica?
Sì, è una proposta molto articolata e intelligente, che però tende a riconoscere alle convivenze uno status familiare un po’ di più di quello che vorremmo riconoscere noi.

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