IL PARADISO DELLE NOZZE GAY

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San Francisco, già capitale preferita dagli omosessuali, lancia una sfida durissima a tutta l'America: vogliamo uguaglianza. E il sindaco sposa tremila coppie omosex.

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SAN FRANCISCO – Il municipio di San Francisco potrà continuare a rilasciare licenze matrimoniali a gay e lesbiche, come ha fatto da giovedì 12 febbraio con circa 3000 coppie omosessuali che hanno affollato gli uffici durante tutto il fine settimana. Il giudice della Corte d’Assise, James Warren, pur avendo accolto ieri l’ingiunzione presentata dal Proposition 22 Legal Defense Fund, ha negato la relativa richiesta di sospensione immediata. Ciò significa che i querelanti potranno continuare ad argomentare sul caso, ma anche che non sono riusciti a dimostrare che sarebbero irrimediabilmente danneggiati se continueranno ad essere rilasciate licenze matrimoniali a coppie omo. Pertanto, via libera alle nuove licenze, almeno fino alla prossima udienza prevista per il 29 marzo. Il giudice Warren ha già sottolineato che il punto chiave per risolvere la controversia sarà stabilire se la Costituzione della California preveda una parità di trattamento per le persone omosessuali.

Tutto è cominciato giovedì scorso, 11 febbraio, quando il sindaco di San Francisco Gavin Newsom (foto) ha dichiarato che avrebbe rilasciato licenze matrimoniali a coppie omosessuali, affermando che negarle sarebbe stato profondamente ingiusto: «Si tratta di una discriminazione – ha detto Newsom – Le unioni civili non hanno gli stessi diritti che vengono garantiti alle coppie sposate. Io sono sposato, conosco mia moglie, e ho dei diritti che non sono estesi alle coppie dello stesso sesso, e questo è sbagliato».

L’iniziativa era fatta in aperta opposizione alla Proposition 22, una legge dello stato californiano votata nel 2000, che definisce esplicitamente il matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna. Anche il governatore repubblicano della California, Arnold Schwarzenegger, ha sollecitato le autorità di San Francisco a rispettare la legge dello Stato, ma il sindaco Newsom ha ribadito che la politica della città sui matrimoni omosessuali resterà invariata, affermando che le garanzie di uguaglianza presenti nella Costituzione dello stato hanno la precedenza.

Così, a partire dal 12 febbraio, centinaia di coppie gay e lesbiche hanno cominciato a presentarsi al municipio per contrarre matrimonio: le prime ad essere unite dall’assessore Mabel Teng sono state l’ottantatreenne Phyllis Marin e la settantanovenne Del Lyons (foto), storiche attiviste lesbiche in coppia da 51 anni. Dopo di loro, circa 180 coppie si sono sposate e molte altre erano ancora in fila davanti al Municipio quando questo ha chiuso: ma gli impiegati comunali sono stati disponibili a tornare al lavoro anche di sabato, domenica e lunedì, giorno in cui a San Francisco era festa, per accontentare le centinaia di coppie desiderose di sposarsi. E sono state veramente sposate: quelle rilasciate dalla città di San Francisco, sono vere e proprie licenze matrimoniali, che equiparano in tutto le coppie omosessuali a quelle etero sposate civilmente.

Si è trattato di una fulminea azione di disobbedienza civile, perfettamente in linea con la tradizione americana di lotte non violente che parte da Martin Luther King, ideata per lanciare al centro dell’arena politica il dibattito sulle unioni omosessuali, che già risulta uno degli argomenti incandescenti della campagna elettorale per le presidenziali. Persino le opposizioni hanno dovuto riconoscere di essere state colte di sorpresa dalla corsa al matrimonio di San Francisco: «Francamente, è stata una strategia brillante. Ce l’hanno fatta – ha detto venerdì scorso Richard Ackerman, un avvocato dalla Campaign for California Families, un’associazione che ha già presentato una richiesta di annullamento dei matrimoni gay – La cosa spiacevole è che queste persone che credono di essere sposate, potrebbero scoprire martedì che non lo sono».

Ma come abbiamo già visto, oggi, martedì, queste coppie continuano ad essere sposate. Il giudice Ronald Evans Quidachay si è rifiutato di accogliere fino a venerdì le richieste della Campaign for California Families per un ritardo nella consegna di alcuni documenti.

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Certo, nessuno si illude che la battaglia sia vinta: «Non sto qui a stappare bottiglie di spumante; tutto il contrario – ha detto il sindaco Newsom – Ma riconosco che il cammino che abbiamo intrapreso è inevitabile. E’ una strada lunga, ma sono determinato, più determinato oggi che mai».

Randy Thomasson, direttore della Campaign for California Families, si dice certo che il rinvio non impedirà che accada l’invevitabile: «Se sta disobbedendo alla legge, e lo sta facendo e lo sa, non è adatto per il suo ruolo» ha detto riferendosi al sindaco Newsom.

Nonostante la situazione dal punto di vista giuridico sia piuttosto incerta, anche martedì hanno continuato a formarsi file davanti al Municipio, sebbene più corte rispetto a quelle degli altri giorni, e la determinazione delle persone rimane altissima. Comunque, 172 licenze sono state rilasciate ieri, portando la cifra totale a 2636 da venerdì scorso. E nella serata di ieri, l’ufficio dell’assessore Teng ha consegnato dei numeri per le persone in attesa che dovranno ripresentarsi oggi, mercoledì alle 8 per poter essere sposate.

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