IL PRIDE DEI POLIZIOTTI GAY

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Per la prima volta in Italia un gruppo di membri omosessuali delle forze dell'ordine partecipa alla manifestazione dell'orgoglio glbt. Il resoconto dei protagonisti pionieri.

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Riceviamo dai membri del gruppo “Polis Aperta” un resoconto sulla prima partecipazione ufficiale a un gay pride in Italia da parte di un gruppo di membri delle forze dell’ordine. Volentieri pubblichiamo.
MILANO – E’ sabato 4 giugno e ci siamo anche noi al Pride di Milano. Finalmente dopo diversi anni di tentennamenti ed esitazioni riusciamo a parteciparvi non più in forma semplicemente anonima, ma con le t-shirt e i cartelloni riportanti il logo del nostro gruppo/associazione “Polis Aperta” e la scritta “gay in divisa“.
Alla fine dopo le tante adesioni (promesse) e le defezioni (scontate) solo cinque impavidi amici, più che colleghi (appartenenti a diverse forze armate e forze di polizia) hanno osato sfidare prima di tutto se stessi ma anche la riluttanza degli altri colleghi (gay) e soprattutto l’ottusità e le probabili ritorsioni dei nostri diretti superiori.
Quest’anno dovevamo esserci ad ogni costo e così è stato.
Ci ritroviamo tutti, provenienti da diverse parti d’Italia, nel piazzale esterno della stazione centrale di Milano in un pomeriggio caldo, ma non afoso, carichi di adrenalina ma anche con un pizzico di timore in fondo al cuore: “Cosa succederà poi?”. Continuiamo a guardarci tra di noi, come per vedere se è tutto a posto, ma ormai non c’è più tempo per pensare e così con un rapido gesto alla Superman indossiamo le nostre t-shirt nuove di zecca, acquisiamo i nostri nuovi super-poteri e ci avviamo di corsa verso il corteo.
Arriviamo in una gremitissima piazza della Repubblica dove ci sentiamo un po’ a disagio, come delle pecorelle smarrite che non sanno dove andare. “Ci saranno dei posti predefiniti nel corteo? Saremo in testa, in centro o in coda?”. Per fortuna troviamo un aitante organizzatore che ci illumina dicendoci che possiamo stare dove vogliamo.

OK è fatta, ci siamo! La parata ha inizio e noi tiriamo fuori con soddisfazione i nostri cartelloni. E’ un lungo serpentone umano che si snoda per le vie della città in maniera ordinata e pacifica, meno appariscente e variopinto rispetto agli anni passati ma sicuramente più maturo e consapevole nel rivendicare i propri diritti ignorati e calpestati ormai da troppo tempo. Sventolano nell’aria una infinità di bandiere “rainbow”, tantissime altre invece inneggiano al PACS e migliaia di volantini con la scritta “SI, SI, SI, SI” riempiono le vie.
Ci rendiamo conto di essere osservati e che molti stupefatti bisbigliano: “Gay in divisa? Possibile?”. In tanti si avvicinano, chi per semplice curiosità, chi per complimentarsi con noi per il nostro coraggio. Una ragazza ci dice: “La mia ex è una poliziotta!”. Incontriamo anche Alessandro Cecchi Paone che ci stringe la mano dicendoci: “Coraggio ragazzi, continuate così!”.
Sentiamo dentro di noi una energia indescrivibile che ci galvanizza sempre più e come schegge impazzite ci catapultiamo dalla testa alla coda del corteo e viceversa affinché tutti ci possano vedere e conoscere.
Molti chiedono di poterci scattare una foto e un paio di giornalisti ci fanno delle domande a cui noi rispondiamo ben volentieri. “Siamo fieri ed orgogliosi di essere gay, di indossare una divisa e soprattutto di poterlo dire senza vergogna in pubblico”, dichiara un collega.
Non senza imbarazzo cerchiamo di farci notare anche dalle forze dell’ordine in scorta al corteo, ma nessuno di loro sembra meravigliarsi più di tanto. Chissà quali saranno stati i loro commenti e chissà quanti tra di loro avrebbero voluto sfilare nel corteo e invece sono costretti a vivere nel più totale silenzio la loro omosessualità. Ma almeno ora sanno di non essere più soli e forse troveranno un po’ più di coraggio dato che molti hanno ancora vergogna e paura di esprimere apertamente il proprio orientamento sessuale in tutte le sfere della loro vita e particolarmente sul posto di lavoro. Ma hanno pienamente ragione perché i poliziotti gay sono ancora vittime di discriminazioni a causa della cultura machista in un mondo, quale è quello delle caserme, ampiamente dominato dagli uomini. E’ molto importante che i nostri superiori, ad ogni livello, applichino e facciano rispettare i principi di uguaglianza e rispetto per l’orientamento sessuale di ogni singolo poliziotto. E’ inoltre essenziale che i gay in divisa possano incontrarsi e sostenersi a vicenda.
Ormai è sera e il corteo inizia a confluire nell’Arena dove avrà luogo la kermesse finale. Un velo di tristezza cala sui nostri volti, sopraffatti anche dalla stanchezza fisica e psicologica e così ci concediamo un po’ di riposo rilassandoci nel verde prato del parco. Ammainate le bandiere e riposti gli striscioni, ripercorriamo tutti insieme i punti salienti della nostra intensa giornata.
“Domani si torna alla dura realtà, chissà se qualcosa è cambiato”.
Per contattare il gruppo Polis Aperta è possibile scrivere all’indirizzo polisaperta@yahoo.it
oppure iscriversi al newsgroup internet http://it.groups.yahoo.com/group/MILITARIGAY/

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