IL PROFUMO DELL’AMORE PERDUTO

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Esce in Francia "Sotto la sabbia", il film del regista gay Ozon, con una splendida Charlotte Rampling. In primavera sugli schermi italiani, Gay.it ve ne parla in anteprima.

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PARIGI – Succedono cose straordinarie al cinema. Capita che due anime si incontrino e che nasca un’opera d’arte. È così, da un incontro ben calibrato, che nasce "Sous le sable" ("Sotto la sabbia") l’ultimo film del regista gay francese François Ozon. La principessa rosa è Charlotte Rampling, che si regala qui in una delle sue più belle interpretazioni.

Insomma, dopo averci fatto tanto bestemmiare, quasi a voce alta, nelle sale oscure di mezza Europa, con i suoi ultimi film (Sitcom, Les amants criminels, Gouttes d’eau sur pierres brûlantes), girati troppo bene per gli scenari scabrosamente vuoti che avevano, ora François Ozon decide di farci innamorare. O meglio, decide di farci risentire il profumo di un amore certo lontano, ma non ancora dimenticato.

Quel sapore di mare e passione, di sale e musica, che avevamo amato alla follia nel suo cortometraggio "Une robe d’été", il primo ad averlo rivelato al grande pubblico, con la complicità del giovane, timidissimo, inerme e per questo irresistibile Frédéric Mangenot. Questo film, "Sous le sable" dovrebbe essere il seguito naturale della storia d’amore che ci lega, per mezzo della pellicola, a Ozon. Siamo fra quelli che dicono che questo film qualcosa dimostra: dice che Ozon è cresciuto, che ora è maturo. Se n’è accorta anche la critica, che ora lo accarezza per il verso giusto.

La storia è quella di Marie (Charlotte Rampling), una donna di una cinquantina d’anni, smagliante, che va alla deriva dopo la scomparsa in mare di suo marito (Bruno Cremer). "Volevo parlare della difficoltà di affrontare un lutto, soprattutto quando non si trova il corpo. Della frontiera fra la follia e la normalità in una tale situazione" afferma François Ozon senza sapere che con queste parole sta facendo saltare sulla sedia mezza Italia considerati i tragici avvenimenti di cronaca nera degli ultimi giorni (la vicenda della contessa Agusta e i resti perduti di Malpensa). "Questo film è nato da un ricordo infantile" prosegue Ozon "E’ una storia che mi ha toccato molto a cui ho assistito quando avevo 9 o 10 anni. Ero su una spiaggia delle Lande. Un uomo è andato a fare il bagno e non è mai tornato. Ho visto la sua moglie partire con i suoi vestiti e mi sono sempre chiesto che cosa le fosse successo in seguito. Senza il corpo di suo marito, senza la prova che è morto".

Il ricordo di questa donna prende il volto di Charlotte Rampling: "Mi serviva una donna molto bella e di 50 anni. Il lutto non è lo stesso ad ogni età. Una donna di 35 o 40 anni può rifarsi una vita. Ho dovuto cercare, in quanto oggi le attrici hanno la tendenza a imbrogliare sull’anagrafe ricorrendo alla chirurgia estetica. E poi mi serviva qualcuno pronto a rischiare".

Chi allora se non l’attrice che ha accettato il rischio di film quali "Portiere di notte" e "Max mon amour"? "Nessun altra" risponde Ozon "Charlotte Rampling corrispondeva esattamente a quello che volevo. È bella, senza complessi, non nasconde la sua età ed mi ha permesso di filmare la bellezza delle sue rughe".

Ed ecco allora che l’attrice solforosa e il regista provocatore si incontrano: "Ci siamo capiti subito. Eravamo attratti l’un l’altra in modo inconscio. Il bello è stato di poter mostrare le differenze delle nostre personalità. Io volevo una Charlotte umana e concreta, lei ha un’immagine glamour, distante, un po’ star. Io volevo una donna in cui ci si può identificare".

Una sfida insomma. Anche perché il film, finanziato anche da Giappone, Canada e Italia e in uscita in primavera negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Canada e Italia, è stato scritto, per la maggior parte, sul set. Ozon aveva in mano solo i primi 20 minuti e non conosceva il seguito. Marie e Jean partono come ogni anno in vacanza nelle Lande. Lei si addormenta sulla spiaggia. Al suo risveglio non trova più suo marito. Lo cerca. Si fa aiutare dai bagnini (filmati con l’occhio di un gay), ma ogni ricerca è vana. Suicidio? Annegamento? Fuga? Quel che rimane è il dolore dell’assenza e l’enigma di come continuare a vivere.

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Il sito non ufficiale di François Ozon

Il sito ufficiale di François Ozon

La foto di Ozon è del fotografo Volker Renner.

di Giacomo Leso – da Parigi

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