IL RICORDO DI CHECCO

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Le parole di Vladimir Luxuria, amico della vittima.

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Checco era un ragazzo che era venuto dal sud, da La Maddalena, per cercare fortuna a Roma. E ha trovato la morte. Checco era un ragazzo esile, fragile, molto generoso. Un ragazzo che hanno strappato alla sua giovinezza e ai suoi sogni. Chiunque abbia commesso questo delitto, non deve dormire più sogni tranquilli. Deve sentire addosso il peso delle lacrime della mamma, e degli amici, di tutti coloro che lo ricordano con dolore.

Non credo a una rapina. La violenza con cui è stato ucciso va ben aldilà di una semplice rapina. La violenza con cui l’omicida ha cercato di cancellargli la faccia, è la violenza di un gay represso che proietta la sua omosessualità sugli altri e vuole cancellarla, uccidendola. Abbiamo paura. Non ci sentiamo protetti. E chiunque fa una campagna contro i gay accusandoli di essere guastatori di famiglia (vedi il Vaticano) o pedofili nascosti (vedi Forza Nuova) dà una legittimazione ideologica alle mani di questi pervertiti, perché la perversione non apparteneva né alla vittima né a noi.

Invito tutti a partecipare alla manifestazione di stasera, invito tutti a portare un fiore, invito tutti a portare con la loro presenza un saluto a Checco.

Il 23 luglio, a una settimana esatta dalla scomparsa di Checco, io dedicherò il mio spettacolo, che farò ai Giardini della Filarmonica a Roma, a una persona che, come me, ha cercato il successo, lasciando il palco vuoto e facendo fare un applauso a un attore che non c’è più.

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