Il suicidio di Andrea: indagini ripartono da zero, rispunta l’omofobia

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Ricominciano dall'inizio le indagini sul suicidio del "ragazzo dai pantaloni rosa". Si insistenza dei genitori e di alcuni amici, i magristrati indagheranno più a fondo sulla pista omofoba.

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Si ricomincia da capo e si segue la pista omofoba, accantonata in un primo momento dagli inquirenti. A spingere perché le indagini sul suicidio di Andrea , il 15enne ribattezzato “Il ragazzo dai pantaloni rosa” trovato privo di vita lo scorso novembre, ripartissero zero sarebbe stata la famiglia del giovane. Adesso, stando a quanto riporta il Corriere della Sera, i magistrati vogliono scoprire se davvero su un muro della scuola che Andrea frequentava era apparsa la scritta “non fidatevi del ragazzo dai pantaloni rosa è frocio”, scritta che sarebbe stata fatta cancellare da uno dei professori del ragazzo.
Alcuni alunni della scuola hanno già testimoniato di aver visto quella scritta, ma nessuno dei professori interrogati ha confermato.

Secondo quanto la famiglia ha riferito al Procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e al pubblico ministero Pantaleo Polifemo, ci sarebbe un gruppo di ragazzi, anch’essi alunni del liceo Cavour a conoscenza di verità non ancora venute alla luce.
Ma le indagini si muovono anche fuori dalla scuola e all’analisi degli investigatori c’è anche il computer di Andrea nel quale sarebbero state ritrovate tracce di conversazioni piuttosto accese con un altro utente delle quali, però, al momento non si cosa altro.
Al vaglio anche la famosa pagina di Facebook della quale, si era detto nei giorni subito successivi alla morte di Andrea, il ragazzo stesso era l’amministratore. Il social network, su richiesta dei magistrati, dovrà fornire i dettagli su chi ha aperto la pagina e chi vi aveva aderito.

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