Il Tar toscano dice sì alle Unioni Civili

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Arcigay: serve adesso una legge quadro regionale sulle coppie di fatto ed i diritti gay.

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Nessun annullamento in Toscana della delibera di istituzione del registro delle unioni civili, approvata nel 1998.

Il Tar della Toscana ha infatti accolto il ricorso del Comune di Firenze contro l’annullamento presentato dal Co.re.co che si era opposto alla stessa per sospetta violazione della riserva legislativa presente in materia da parte dello Stato. Restano dunque valide le istituzioni di registri civili presenti nei comuni toscani di Firenze, Pisa, Arezzo, Empoli, San Sepolcro, Livorno, Siena.

«La Toscana ancora una volta si pone all’avanguardia in Italia per la tutela dei diritti civili delle persone omosessuali e del pluralismo familiare» afferma in un comunicato stampa Giacomo Andrei dell’Arcigay Toscana.

«In un’Italia ultima nazione d’Europa in merito alla tutela dei minimi diritti civili e delle libertà individuali, pericolosamente sul baratro di una deriva retrograda e clericale la Toscana ha già scelto dove stare» afferma Andrei, aggiungendo che «spetta adesso all’ente Regione produrre una legge quadro sulla tutela del pluralismo familiare e sulla non discriminazione di singoli e coppie dello stesso sesso».

Arcigay Toscana ricorda anche che «lo stesso Partito Popolare Europeo, cui aderiscono Forza Italia e il PPI, ha sancito nel suo ultimo congresso di Berlino il dovere morale da parte della società di riconoscere dignità civile e giuridica a tutte le convivenze more uxorio. Nessun feticismo tradizionalista potrà conculcare il diritto inalienabile di ogni essere umano ad esprimere liberamente la propria affettività».

«Senza penalizzare o sminuire i diritti delle coppie unite in matrimonio – precisa Giacomo Andrei – si devono porre le basi perché anche in Italia ogni individuo abbia pari opportunità di costruirsi una piena e soddisfacente vita affettiva e di relazione. La Toscana si faccia carico, con la propria tradizione di civiltà, solidarietà e di progresso, di esprimere anche nei confronti del nuovo governo Berlusconi ogni pressione possibile affinché anche il nostro Paese s’adegui finalmente alle direttive della Carta Europea dei Diritti».

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