Il tempo è scaduto. E non siamo in vendita

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E' curioso come il leader della più grande associazione gay abbia più di un qualcosa in comune con il leader del paese, Silvio Berlusconi. Come ad esempio pensare...

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Proprio nel giorno in cui il nostro premier è sotto una nuova bufera mediatica, Gay.it apre stasera con dieci domande rivolte al nostro “premier”, e cioè al presidente della principale associazione gay italiana, Arcigay: l’analogia con Repubblica e le sue dieci domande è non solo evidente, ma anche voluta.

Non ce l’abbiamo col povero Aurelio, sia chiaro. Non abbiamo antipatie personali, anzi, il suo triplo essere minoranza (di orientamento sessuale perché gay, di religione perché gay cattolico e di lingua perché aostano) ce lo ha reso sempre molto simpatico. Non c’è neppure nessuna lotta di potere: nessuno di noi ha ambizioni dentro Arcigay, o tanto meno candidati da piazzare al posto dell’attuale presidente. Non c’è infine nessun disegno particolare, se non quello dichiarato, più volte annunciato e ripetuto da mesi: di fronte ai radicali cambiamenti del quadro politico italiano e alla situazione comatosa in cui versa il movimento lgbt italiano, non si può far finta di nulla e qualcuno deve prendere le decisioni conseguenti, lasciando il posto ad altri più giovani, più freschi, meno ideologici.

Le analogie tra Mancuso e il nostro premier non sono in effetti poche, a ben pensarci.

Primo: il rapporto  con la stampa. Esattamente come Berlusconi rifiuta di farsi intervistare da Repubblica e dai media non “appiattiti”, Mancuso ha da tempo rifiutato di farsi intervistare da noi e ha rilasciato solo interviste compiacenti, che non andavano nel merito dei problemi e non lo incalzavano. L’ultima occasione sono state le dimissioni imposte al Presidente di Arcigay di Roma dalla Segreteria Nazionale: che dopo un Pride nella capitale andato benissimo si chiedano le dimissioni del presidente di quella città è una notizia ghiotta; che le motivazioni di queste dimissioni vengano totalmente nascoste alla stampa ricorda davvero i tempi del Partito Comunista Italiano degli anni 50, tanto più che lui è Presidente non dell’Associazione Amanti del Tiro a Segno di Forlimpopoli, ma una associazione cui siamo un po’ tutti iscritti. Solo oggi, di fronte a questa piccola provocazione delle 10 domande a mo’ di Repubblica, Mancuso è costretto a rispondere, ma totalmente in modo evasivo almeno per gran parte dei punti. Ed anzi, definisce “scandalistica” la nostra inchiesta: proprio come Berlusconi.

Secondo: il sistema di intimidazioni. Esattamente come Berlusconi ha chiesto agli industriali di Confindustria lo scorso week-end di non sostenere con la pubblicità Repubblica e la stampa non amica, Mancuso ha diramato un vero e proprio ordine di servizio che impedisce ai circoli politici e ricreativi di Arcigay di avere rapporti con Gay.it, “reo” di aver pubblicato l’inchiesta su Arcigay: un attacco vero e proprio alla libertà di stampa e di critica, una intimidazione bella e buona.

Terzo: il “benaltrismo”. Esattamente come Berlusconi, di fronte alle critiche della stampa e dell’opposizione, reagisce dicendo che lui deve occuparsi dei terremotati dell’Aquila, di far uscire il paese dalla crisi e così via, Mancuso, incalzato dalle nostre domande, reagisce dicendo che Arcigay deve pensare ad occuparsi della vita di gay e lesbiche, dei Gay Pride, di una legge contro le discriminazioni e così via. C’è “ben altro” di cui occuparsi, per l’appunto, una sorta di bene supremo (i nostri diritti, il Pride e così via) di fronte al quale chi critica è solo uno disfattista, uno sfascista. O uno che ha "ben altri" interessi (quali?).

Quarto: l’attitudine a pensare di comprare qualunque cosa. Esattamente come Berlusconi, anche Mancuso ci prova in continuazione. Giusto ieri, in una cordialissima telefonata, al direttore del media gay che più lo critica e lo incalza con le domande, lui propone di farlo incontrare con una imprenditrice del Sud – titolare di alcune importanti gioiellerie – che vuole investire nel mercato gay e che per questo si è rivolta ad Arcigay. Ma, ci spiace, la nostra onestà intellettuale e il nostro decoro professionale non sono in vendita.

Le dieci domande ad Aurelio gli sono state inviate stamani ed ha avuto tutta la giornata per rispondere. Lo ha fatto, ma evasivamente, senza entrare veramente nel merito e senza rispondere agli argomenti più scottanti e stringenti: le sue risposte sono frettolose e superficiali, non ci danno mai dati oggettivi (ad esempio quanti membri della segreteria sono “sopravvissuti” in questi anni, o l’entità giornaliera dei suoi rimborsi spesa) e sembrano scritte in una mezz’oretta. Noi gliele riproponiamo con le nostre annotazioni e il nostro punto di vista, che mette in evidenza le lacune della sua risposta.

Alessio De Giorgi e Daniele Nardini

di Alessio De Giorgi e Daniele Nardini

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