Vicariato attacca Unioni Civili. Consiglio Comunale rinvia discussione

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Dal quotidiano online di riferimento, il Vicariato capitolino attacca il Registro delle Unioni Civili: "Crea discriminazione". Battaglia: "Noi andiamo avanti". Mario Mieli:"Evidente malafede".

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Mentre la discussione sul Registro delle unioni Civili a Roma si appresta ad arrivare in aula consiliare per essere discusso e votato, il Vicariato della Capitale parte all’attacco, a testa bassa, con un editoriale pubblicato sul quotidiano online di riferimento Roma Sette.

Nel testo si parla chiaramente di “pretesto” “evitare ogni forma di discriminazione”.

“La vera discriminazione – si legge nell’editoriale – consisterebbe nel trattare in modo uguale situazioni differenti, come sono le unioni civili e il matrimonio: nel secondo, infatti, due soggetti assumono precisi diritti e doveri di fronte alla legge, con rilevanza negoziale pubblica. Non si può barare con le parole. Così, finisce per rivelarsi grottesco parlare della delibera come di «atto concreto per la lotta a ogni forma di disuguaglianza». Con il varo della delibera, a essere discriminate sarebbero le famiglie. Distinguere non è discriminare ma rispettare: questo dovrebbe essere chiaro. A meno che non si voglia immaginare di fornire assist a normative nazionali – ancora inesistenti – o di preparare qualche coup de théâtre nella città del Papa, cuore della cristianità”.

La posizione del Vicariato, però, non scalfisce la posizione dei promotori del Registro. “E’ sempre interessante ascoltare una voce autorevole come quella del Vicariato – ribatte Imma Battaglia, consigliera di SeL in Campidoglio -, ma noi sul Registro delle Unioni Civili andiamo avanti”. L’intervento dei prelati, però, qualche effetto lo ha avuto, dato che il consiglio comunale ha deciso di rinviare la discussione a data da destinarsi, con il voto favorevole del Pd. Scelta che il Circolo mario Mieli giudica “inaccettabile” chiedendo al capogruppo del partito di Renzi, “pronto a inginocchiarsi alle richieste d’Oltretevere e a voltare le spalle alla città”, un incontro immediato per “su come intenda procedere”.

Alle critiche nel merito fatte dal Vicariato, il Circolo Mario Mieli aveva già risposto in mattinata con un comunicato in cui parlava di “evidente malafede”. “Mentre da un lato, infatti, la Chiesa si oppone alla estensione del matrimonio per le coppie omosessuali – sottolineava il presidente del Circolo Andrea Maccarrone nella nota -, dall’altro non ammette che a queste coppie vengano concesse le benché minime tutele e diritti, neppure in ambito locale, proprio perché non sono sposate. Una evidente schizofrenia dietro cui si cela la più bieca e trita omofobia di chi non ammette che la società è mutata e che, oltretutto, non spiega perché le coppie eterosessuali coniugate dovrebbero essere discriminate o svantaggiate dalla naturale equiparazione di tutti i cittadini”.

“Questa Chiesa – prosegue Maccarrone – è sempre più lontana dal sentire e dai bisogni dei cittadini e conduce una battaglia ideologica sulla pelle di una parte meno garantita della società, mostrando il suo volto peggiore e odioso. Su una cosa conveniamo col Vicariato: non vogliamo accontentarci di istituti di tutela minori e men che mai di pseudo-matrimoni, partnership alla tedesca, o altre fantasiose sigle. La nostra richiesta al Parlamento e alle forze politiche è di piena e completa uguaglianza che preveda finalmente l’approvazione anche in Italia del matrimonio egualitario. Saremo contenti se anche la Chiesa Cattolica, come già tante chiese riformate, si accorgerà che la nostra battaglia riguarda un’atto di giustizia e vorrà unire, quindi, la sua voce alla nostra”.

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