IL VOTO GAY CHE NON C’È STATO

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I candidati del movimento glbt a queste elezioni regionali raccolgono pochi voti, con la sola eccezione di Vendola. Ma qualcosa sta cambiando. Grillini: appello alla mobilitazione.

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MILANO – Alle 15.30 di lunedì, mezzora dopo la chiusura dei seggi elettorali, alcune televisioni locali si sono mosse a commentare i primi exit poll. Le reti nazionali, unite dalla retorica del dolore, dimenticavano milioni di cittadini che si erano recati alle urne per rinnovare consigli regionali e, in alcuni casi, circoscrizioni e comuni. L’ovvia espressione di un dolore costernato ha disabilitato la laicità di uno Stato che intendeva conoscere il proprio e altrui voto, decisivo non solamente ai governi regionali. Lentamente i risultati che, col passare delle ore, cambiavano la geografia politica italiana. Il titanismo berlusconiano diventava l’identità di un’Italia stanca, scontenta, reale nell’irreale dei suoi governanti. Il “cappotto” dell’Unione lasciava una lisa sciarpettina al Polo immiserendolo con la tenuta in due sole regioni.

Quel che riguarda la comunità glbt è la strabiliante vittoria pugliese di Nichi Vendola: un’alternativa radicale, primaverile per le speranze omosessuali.

Nella stessa regione, Nunzio Liso, candidato nella lista Ds è il primo dei non eletti, con 4600 preferenze. I numeri, in parte, ci raccontano un consenso che sta ancora maturando attorno alla comunità Glbt; raccomandano una maggiore coesione tra quanti spendono parte della loro vita al servizio dei diritti civili, la popolazione, gli stessi omosessuali che devono impegnarsi maggiormente per destinare rappresentanza pubblica e istituzionale ad altri omosessuali. Preoccupano i pochi voti (23) di Carla Liberatore in Abruzzo, come quelli (9) di Marco Jouvenal in Lombardia. Aprono a speranze future i 769 voti raccolti da Fabio Croce nel Lazio, le 210 preferenze di Gianni Zardini e le 161 di Simonetta Brizzi nel Veneto, i quasi 800 voti di Paolo Hutter a Torino e gli oltre 900 di Gigi Malaroda sempre in Piemonte, i 695 raccolti da Aurelio Mancuso, segretario nazionale Arcigay, in Lombardia.

«Quello che funziona bene nella sinistra e che non funziona nella destra è che nel momento in cui magari a denti stretti si prende una decisione, tutti si attengono a quella. E’ questo che ha portato al successo Vendola. In Toscana, Alessandro Antichi aveva garantito al gay Mauro Vaiani che, in caso di vittoria, sarebbe stato assessore. Questo nella sinistra non è avvenuto. In futuro, a destra come a sinistra, i candidati Glbt devono contare di più», spiega Marco Jouvenal di GayLib.

Ancora più incisivo il giudizio di Franco Grillini, diessino di grande coraggio e idee che possono spingere davvero il movimento verso mete agognate: «Dobbiamo dare nuova forza e coraggio alle candidature omosessuali. Fin da oggi bisognerà coordinarsi, una volta stabilito il fatto che la presenza gay nelle istituzioni è un fatto fondamentale. In ogni città, a livello locale, si devono avere candidature non concorrenti, in maniera tale da far convergere i voti e far vincere chi rappresenta la comunità gay. Per le prossime politiche e per le amministrative faccio un appello accorato e quasi disperato ad un accordo dentro la comunità Glbt per avere un candidato che vinca. A partire da Roma. I numeri di questa strafelice consultazione elettorale ce lo dicono. Senza, infine, dimenticare che, per la prima volta, anche gli omosessuali raccolgono vasti consensi nell’elettorato eterosessuale. Ecco, allora: chi dorme si svegli! Prepariamo nuove vittorie istituzionali per tutta la comunità omosessuale».

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di Mario Cirrito

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