In Parlamento il caso dello scout gay sospeso

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Interrogazione parlamentare ai Ministri Maroni e Prestigiacomo: "no al finanziamento pubblico di associazioni come la FSE che discriminano i propri aderenti sulla base del loro orientamento sessuale"

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ROMA – Il caso di Stefano Bucaioni, lo scout 21enne di Perugia rimosso da incarichi educativi solo perché gay, approda in Parlamento con un’interrogazione a firma dell’on. Franco Grillini, Comm. Giustizia della Camera, e presidente onorario Arcigay, e dei colleghi deputati Alba Sasso, Giacomo Mancini e Alfredo Sandi.

Stefano Bucaioni era stato infatti "degradato" dopo aver informato i responsabili dell’associazione scout di cui fa parte, la FSE (Federazione dello Scoutismo Europeo), di essere omosessuale e di non aver mai tenuto nascosto il fatto ai propri amici e alle persone più care.

Il gesto di Stefano era stato un atto di onestà e di responsabilità verso la propria associazione che gli aveva proposto di assumere il ruolo di "capo riparto", responsabile quindi dei ragazzi dagli 11 ai 16 anni, riconoscendo i meriti e le qualità del giovane scout, praticamente cresciuto nel gruppo perugino della FSE dall’età di 11 anni.

Nell’interrogazione, presentata stamane al Ministro del Welfare Roberto Maroni e a quello delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo, i deputati chiedono di sapere se la FSE riceva finanziamenti pubblici da parte dello Stato, di Regioni, Province o Comuni e "se … non ritengano che il finanziamento da parte delle istituzioni della Repubblica di un’associazione che sceglie di attenersi a condotte discriminatorie verso i propri iscritti, in contraddizione con i principî cardine del nostro ordinamento del rispetto della pari dignità e dell’eguaglianza dei diritti delle persone non rappresenti una contraddizione per le istituzioni stesse".

I parlamentari continuano chiedendo ai Ministri di intervenire, nell’ambito delle rispettive competenze, per negare finanziamenti pubblici a tutte quelle organizzazione che discriminano palesemente i propri aderenti sulla base della loro omosessualità. Ricordano infine i principi di uguaglianza e non discriminazione delle persone, sanciti dall’art. 3 della Costituzione Italiana e dall’art. 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

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