In Sicilia il secondo presidente dichiratamente gay d’Italia

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Dopo Vendola, Crocetta è il secondo governatore di regione dichiaratamente gay. L'esponente del PD ha vinto le elezioni siciliane e dovrà governare con l'UDC al quale ha promesso...

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Rosario Crocetta è il vincitore delle elezioni regionali siciliane. L’esponente del PD e dell’UDC ha superato il 30% delle preferenze a scapito degli altri tre avversari: Musumeci, candidato del PDL, Cancelleri del M5S e Miccichè del Grande Sud. Dopo Nichi Vendola, Crocetta diventa il secondo governatore di regione ad essere dichiaratamente gay. Al contrario del leader di Sel, però, il neoeletto presidente della Sicilia dovrà fare i conti con gli scomodi alleati casiniani ai quali in campagna elettorale aveva promesso di rimanere casto per tutta la durata della legislatura. "Se dovessi diventare Presidente della Regione Sicilia dirò addio al sesso e mi considererò sposato con la Sicilia, le siciliane e i siciliani", disse pochi mesi fa. Un pegno pagato per governare coi cattolici dell’UDC? Una boutade che non avrà seguito? Per l’ex sindaco di Gela, "la sessualità, sia etero che omo – aggiunse – se portata agli estremi crea effetti di sovraesposizione. Quando si hanno ruoli pubblici si deve essere molto prudenti e molto casti".

Fatto sta che da anni la sua sessualità accompagna Crocetta nella sua carriera politica. Quando nel 2003 si presentò nelle file del Partito Comunista per la sindacatura di Gela, lo sfidante di Forza Italia gli fece outing e diventò il primo sindaco gay d’Italia suo malgrado. Sebbene prima di quelle elezioni Crocetta non aveva mai fatto mistero del proprio orientamento sessuale, non ne aveva mai parlato pubblicamente. Ancora più feroce, però, fu il leader del PCI in cui militava negli anni ’70: Palmiro Togliatti, un vero omofobo a sentire Crocetta. "Negli anni ’70 venni processato dai vertici del Pci per la mia omosessualità, ma venni difeso dalla base", raccontò l’eponente democratico. "Penso a quando fui candidato a sindaco di Gela: una delle questioni poste dal partito, che allora non era più comunista, ma dei Democratici di sinistra, riguardava proprio il mio orientamento sessuale. Dicevano: ‘Non possiamo candidarlo perché lui è gay e perderemmo le elezioni".

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