Indagine USA del 2002 sui consumatori gay

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Con 8.831 risposte, il Gay/Lesbian Consumer Online Census 2002 recentemente pubblicato, è lo studio sui consumi della comunità omosessuale più grande mai realizzato in America.

NEW YORK – Con 8.831 risposte, il Gay/Lesbian Consumer Online Census 2002 recentemente pubblicato, è lo studio sui consumi della comunità omosessuale più grande mai realizzato in America. Condotto da GLCensus Partners, l’indagine annuale riempie il crescente vuoto avvertito da produttori e service providers di una informazione dettagliata sul comportamento al consumo e sulle preferenze della comunità Gay/Lesbica/Bisessuale/Transessuale (GLBT).
«Riguardo alla comunità gay e lesbica, è proprio questo genere di informazione sulle preferenze del consumatore, dettagliata, aggiornata, rilevante, che i produttori e le aziende di servizio desiderano» afferma Amy Falkner dell’Università di Syracuse, direttore del progetto di ricerca.
Il primo dato che emerge è la predilezione dei gay per le auto, nuove e di notevoli dimensioni. Lo studio rivela che il 10,2% degli intervistati guida una macchina del 2002.
Il cibo e le bevande continuano ad essere articoli per cui si spende molto. Il Gay/Lesbian Consumer Online Census 2002 mostra che il 31% degli intervistati spende mediamente tra i 300 e i 499 $ al mese per fare la spesa. La stessa percentuale lascia mediamente dai 100 ai 199$ al mese sul tavolo del ristorante. Circa il 38% degli intervistati beve da 2 a 4 bicchieri di vino la settimana, in un paese come l’America dove l’uso del vino non è così diffuso come in Italia. Tra i liquori, le bevande preferite sono vodka, rum e tequila.
Il Gay & Lesbian Consumer Online Census 2001 e 2002 sono stati realizzati dalla GLCensus Partners, una partnership tra la Scuola di Pubblica Comunicazione della’Università di Syracuse e l’azienda pubblicitaria OpusComm Group.
«Le vendite di cibo e bevande sono affari grossi; non sorprende che l’industria si dia da fare per servire meglio le preferenze della comunità GLBT» ha spiegato Jeffrey Garber, presidente dell’OpusComm Group.

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