Individuato dopo 15 anni l’assassino di Max Iorio

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L'uomo, già in carcere per altri delitti, ha confessato l'omiciodio confermando ogni dettaglio. L'ex compagno: "E' il risultato di una società omofobica. Sono frastornato: 15 anni sono stati...

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Dopo 15 anni dal delitto, la polizia ha finalmente individuato l’assassino di Max Iorio, omosessuale 38enne ucciso nella sia casa di Rimini con 6 coltellate al petto. A contribuire all’identificazione dell’omocida, una goccia di sangue ritrovata sull’anta di un mobile porta stereo. Dal DNA di quella goccia di sangue, esamiata dal RIS di Parma, gli inquirenti hanno stabilito che si trattava di un componente della famiglia nomade bosniaca degli Ahmetovic. Da lì, individuare tra i sospettati Zoran Ahmetovic non è stato difficile. L’uomo, attualmente detenuto per altri reati per cui deve scontare una pena fino al 2018, ha confessato ogni dettaglio dell’omicidio.

L’assassinio sarebbe maturato durante la notte di quel 19 marzo 1997 quando, dopo un primo rapporto sessuale tra i due, Ahmetovic perse la testa e colpì Iorio con sei coltellate al petto.

Sono stati 15 anni di angoscia per l’ex compagno di Iorio, che preferisce ancora mantenere l’anonimato. "Pensavo che da un momento all’altro potessero arrestarmi – ha dichiarato l’uomo a Nqnews -. Del racconto di quell’ultimo incontro non si è tenuto abbastanza in considerazione è sembrato quasi mi volessi creare un alibi. Erano circa le 19 e quella sera dovevamo andare a teatro. Incontrai Max con un ragazzo. Ci voleva poco per capire che non saremmo andati a teatro. Me lo presentò come Michele, avevo capito che lo aveva conosciuto solo 10 minuti prima e che l’incontro era finalizzato a fare sesso".

"Il giorno dopo – continua l’ex compagno di Iorio, che all’epoca non viveva già più con lui – passai a casa in via Santa Chiara perché dovevamo andare ad un cena. Max non rispondeva né al telefono né al campanello, ma la luce nella sala era accesa. Sapevo dove Max teneva le chiavi e dopo un po’ sono entrato e l’ho trovato morto". Il perché di quella morte, l’uomo lo trova in una forma di omofobia interiorizzata che sfocia in violenza. "La reazione non mi stupisce – dice – è il risultato di una società omofobica". "Ora che ho saputo che tutto si è risolto non provo gioia – conclude -, non potrei di fronte a certe cose, sono sollevato, ma provo anche risentimento. Perché di quell’incontro ho raccontato più volte. Sono frastornato, per me 15 anni sono stati come 50".

(foto: Il Resto del Carlino)

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