Inghilterra, timore Brexit? Non per la comunità LGBT

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La mappatura dell'Economist.

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Pochi giorni fa l’Economist ha pubblicato una completa mappatura della vita LGBT nel Regno Unito: ne emergono dati e informazioni interessanti, soprattutto alla luce di uno spettro chiamato Brexit.

Il film God’s Own Country (uscito tre settimane fa negli Stati Uniti) narra la vita di due pastori gay nello Yorkshire, mentre a Darlington hanno allestito una rassegna di orgoglio omosessuale tra disegni a tema lesbo e un tour virtuale intorno al corpo di un omosessuale hiv positivo. Jonathan Cooper, a Devon con il compagno dall’anno scorso, rivela all’Economist: “I migliori B&B della zona sono gestiti da coppie gay che si sono trasferite dalla città”. Il gay, oggi, fa coming out anche in campagna (spesso in età avanzata) e le sopracitate testimonianze ne sono una conferma.

Il mondo LGBT in Inghilterra è in fermento, e non più nei luoghi canonici come le università o le città, ma nei posti più inaspettati. Il collegio maschile di Eton è uno di questi: fondato nel 1440 e fucina di principi, re e primi ministri, ha appena aperto ai transgender come confermato dal preside Simon Henderson due giorni fa al Guardian: “Via a un corso per sensibilizzare i ragazzi a essere gender intelligent, con particolare attenzione alla fluidità sessuale in crescita nella fascia tra i 18 e i 24 anni”.

La Brexit è ancora lontana (Theresa May ha fissato il 29 marzo 2019 come data cruciale), ma qualcuno – forse – ha qualche motivo in più per non fuggire a gambe levate dall’Inghilterra.

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