Insegnante di religione: “I gay non sono normali, vanno curati”

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E' successo in una scuola del torinese. Ma uno degli alunni le ha risposto.

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“(I gay) non sono normali. E’ stato anche dimostrato scientificamente che è guaribile, dato che è un problema psicologico”. Così una professoressa di religione ha risposto ad un suo alunno che le chiedeva cosa ne pensasse “dei finocchi”. Poi, la docente, ha continuato parlando delle terapie riparative ad una classe di ragazzi di 16 anni dell’Istituto Pininfarina di Moncalieri (TO), con tanto di esempi di presunti “ex gay”. Storie note, a chi sa che argomenti vengono usati da coloro che, sfidando le posizioni ufficiali della comunità scientifica internazionale, convince famiglie e ragazzi che di malattia si tratta e come tale va curata, spesso a costo di sacrifici altissimi. Il fatto è che tra gli allievi di quella classe c’è anche un ragazzo gay, perfettamente consapevole di sé, orgoglioso e preparato al punto giusto per rispondere punto per punto alle dichiarazioni omofobe della professoressa. “Il perfetto manuale dell’omofobo” quello sciorinato dall’insegnante, secondo quanto riporta il ragazzo che l’ha contestata, parole che in lui hanno “provocato solo forte disagio”, comprensibilmente. E almeno nella prima parte del confronto, se così vogliamo chiamarlo, anche altri alunni hanno contestato l’insegnante. La docente non si è fermata neanche quando le è stato fatto notare che l’OMS non considera più l’omosessualità una malattia dal 1990.“La OMS decide quello che vuole lei”, ha risposto.

Il botta e risposta tra il ragazzo e l’insegnante non è rimasto confinato alle mura della classe ed è approdato sul tavolo del preside dell’istituto, Stefano Fava, che ha fatto sapere di avere sentito, per il momento solo la versione dei ragazzi, ma che lunedì approfondirà la questione anche con la docente. Il preside non ha escluso provvedimenti disciplinari “solo quando avremo chiarito del tutto i fatti. Il principio d’innocenza vale anche in questo caso”, ha dichiarato a Repubblica. La cosa, comunque, non passerà sotto silenzio.

“Attendiamo le verifiche interne della scuola – ha commentato Marco Giusta, presidente di Arcigay Torino – ma se confermato, si tratta di un episodio gravissimo”.

“In quella scuola – ha continuato Giusta – avevamo già svolto negli anni scorsi laboratori con gli studenti con il nostro gruppo scuole. Per quanto difendiamo il diritto alla libertà di espressione alcune opinioni personali basate sulla disinformazione, pregiudizio o dogmi religiosi andrebbero tenute lontane da un ambiente in cui viene forgiata la personalità di un individuo. Ultimo rilievo che sottolineiamo è la reazione dei ragazzi e delle ragazze che hanno affrontato la professoressa discutendo animatamente. È importante vedere che le nuove generazioni hanno più strumenti per affrontare la realtà e non si fanno bastare le opinioni acquisite”.

Ed è sempre più frequente che siano gli studenti stessi a controbattere agli insegnanti omofobi o ai tentativi di associazioni e organizzazioni di introdurre nelle scuole teorie che parlano di omosessualità come malattia.

Era già successo, sempre a Torino, all’istituto Faà di Bruno dove lo scorso novembre la dirigenza della scuola aveva organizzato una tre giorni “per proporre una riflessione complessiva sulla bellezza della famiglia naturale minacciata dall’ideologia del gender“, invitato per altro la già nota dottoressa Cristina Atzori , infettivologa e strenua paladina delle terapie riparative. A quella tre giorni, risposero proprio i ragazzi con una lettera. “I nostri insegnanti ci hanno insegnato il rispetto e l’accoglienza indipendentemente dall’orientamento sessuale delle persone – scrissero in quell’occasione gli studenti -. Intendiamo dissociarci dalle attività proposte dall’istituto legate all’omosessualità. Da sempre abbiamo avuto docenti che ci hanno educato al rispetto e all’accoglienza dell’altro indipendentemente dall’orientamento religioso, sessuale o politico, in nome del messaggio di amore del Vangelo”.

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