Internazionale, gli uomini che fanno coming out sono più stressati?

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'L'epidemia della solitudine gay' si sta diffondendo a macchia d'olio, sottolinea Marcelli su l'Internazionale citando scienziati come Michael Hobbes.

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Articolo molto interessante e discusso, quello pubblicato nella giornata di ieri sull’Internazionale. L’epidemia della solitudine gay, il titolo a firma Claudio Rossi Marcelli, che rilancia un quesito posto dallo scienziato Michael Hobbes. Noi omosessuali stiamo davvero meglio di prima, ora che abbiamo conquistato diritti in mezzo mondo, se tossicodipendenza, depressione, suicidio e dipendenza da sesso sono arrivati ai livelli più alti di sempre?

A seconda degli studi le persone gay sono tra le due e le dieci volte più propense al suicidio rispetto agli eterosessuali. Abbiamo il doppio delle possibilità di soffrire di un grave episodio depressivo e, proprio come nel caso dell’ultima grande epidemia che abbiamo attraversato, il trauma sembra molto più concentrato sugli uomini. Un sondaggio tra la popolazione gay di New York ha rivelato che tre quarti di loro hanno sofferto di ansia o depressione, dipendenza da droghe e alcol o praticavano sesso non protetto. Inoltre gli uomini gay hanno meno amici rispetto agli etero o le lesbiche.

 

Questo quanto scritto da Hobbes e riportato da Marcelli, per una nuova presunta forma di isolamento che improvvisamente prende una strada ancor più clamorosa. Uno studio del 2015 ha infatti rivelato che gli uomini che fanno coming out sarebbero più soggetti allo stress rispetto quelli che scelgono di non rivelare il proprio orientamento. Che sia mai possibile?

È molto semplice: appartenere a un gruppo discriminato richiede uno sforzo maggiore. Quando sei l’unica donna a una riunione di lavoro o l’unico ragazzo nero nel dormitorio dell’università, hai un livello di preoccupazione che gli altri non hanno. Se sai, o non sai, tenere testa al tuo capo, sei lo stereotipo della donna lavoratrice? Se non prendi il massimo dei voti, penseranno che è per via della tua etnia? E anche se non subisci queste discriminazioni, alla lunga il solo fatto di doverle considerare genera stress”. Per le persone gay l’effetto è amplificato dal fatto che il nostro status di minoranza è nascosto. Non solo dobbiamo compiere tutti questi sforzi ulteriori e rispondere a tutti i nostri dubbi interiori quando abbiamo solo dodici anni, ma per di più dobbiamo farlo senza poterne parlare con gli amici o i genitori”.

Hobbes, nel cavalcare la propria teoria, prosegue, sottolineando come se il coming out dovesse comunque andar bene, con società e genitori accoglienti, il senso di vergogna e di rabbia si riaffaccerebbe più avanti nella vita e, se non adeguatamente gestito, spingerebbe un gran numero di uomini verso un malessere profondo e comportamenti autodistruttivi. Tra questi il sesso non protetto sotto effetto di droghe. I famigerati chem sex che si stanno diffondendo tipo epidemia in mezzo mondo. Ma un aiuto concreto all’intera comunità non potrà mai arrivare dall’ossessiva fissazione sullo scabroso buco della serratura di saune gay e festini privati che il giornalismo, morbosamente interessato alle nostre pratiche sessuali, continua a portare avanti. Bensì, ribadisce Marcelli, da questa ‘solitudine gay‘ che tutti noi staremmo colpevolmente sottovalutando. E la discussione, inevitabilmente, impazza.

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