INTRIGO INFINITO

di

Omicidio in Vaticano: la madre di Cedric Tornay vuol riaprire il caso. I legali chiamano in causa il Papa. La pista gay e gli intrecci con altri misteri...

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


ROMA – Spezzare le reticenze del Vaticano e riavere quella giustizia negata da omertà in concorso tra loro. Dare un senso ad un dolore che non trova ragione e lenimento. Per questo, Muguette Baudat madre della guardia svizzera Cédric Tornay, protagonista e vittima il 4 maggio ’98 della sua morte e di quella del capitano Alois Estermann e della moglie Gladys, è tornata a Roma. In una conferenza stampa seguita da più di duecento giornalisti, Jacques Vergés e Luc Brassollet, legali della famiglia Tornay, chiedono la riapertura dell’inchiesta sulla tragica fine del ragazzo. L’occasione è data dall’uscita del volume da loro scritto:

"Assassinati in Vaticano, 4 maggio 1998 – Dalla ragion di Stato alla Giustizia negata" (Kaos Edizioni, 13 euro). E’ l’istanza spedita dalla signora Baudat al Papa, e finora tenuta segreta, per chiedere che i ricorsi procedurali non abbiano quell’ingiustizia stridente e vergognosa e che in Vaticano non si possa assassinare impunemente la gente. Per questo i legali chiamano, per la prima volta, in causa direttamente il Pontefice "magistrato supremo e sovrano del Vaticano" e quindi responsabile di ogni potere decisionale. La posta in gioco sembra essere davvero più alta di quanto si potesse immaginare. Nella rete dei segreti vaticani il "caso Tornay" comincia ad intrecciarsi con l’attentato di Agca al Papa, sospetti imprecisati sulla morte di papa Luciani, e non di poco rilievo il rapimento di Emanuela Orlandi. Gli avvocati sono convinti che in quelle mura leonine si stesse svolgendo un balletto di spie che vedeva Estermann agente dell’Est e la consorte Gladys del Venezuela. In queste trame fatte di: "segreto, silenzio e disprezzo" i due legali sentono prioritaria l’esigenza di voler denunciare la giustizia vaticana e di far svolgere un processo ricorrendo, magari, alla magistratura svizzera.

La lettera "manipolata" lasciata da Cédric secondo loro farebbe parte di quella scia di lettere false che hanno accompagnato il mistero Orlandi. In verità c’è un personaggio che potrebbe spiegare molti misteri se non fosse irraggiungibile e comunque non disposto a parlare: Yvon Bertorello, diacono, amico di Tornay, ora ridotto allo stato laico dopo essere stato scacciato dal Vaticano accusato di essere un millantatore. Fu proprio lui a ricevere l’ultimo messaggio di Cédric Tornay che doveva reincontrare la sera della strage. Senza risposte poi la tesi di Massimo Lacchei, scrittore romano, secondo cui la guardia svizzera frequentava sovente discoteche gay ed era legato alla sua vittima, il comandante Estermann. Lo scrittore affermò nel ’99 di averli visti insieme ad una festa nella casa di un nobile romano omosessuale. In quell’occasione Lacchei dichiarò di essere rimasto colpito dall’estrema dolcezza dei gesti che quel bellissimo ragazzo rivolgeva al suo superiore, salvo essere richiamato mentre stava per confidare particolari sulla loro relazione. Per Lacchei la tragedia vedrebbe coinvolta una terza, misteriosa persona: l’assassino. La stessa cosa che dicono gli avvocati del collegio di difesa Tornay, pur non prendendo in considerazione l’ipotesi omosessuale.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...