Io c’ero

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Una riflessione da 31 dicembre, un consuntivo alla Napolitano a reti unificate: è o non è il decennio più importante nella storia degli omosessuali da che il bosone...

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Il lunedì è il giorno dello sbraco totale. Sebbene ormai non faccia più niente di estremo nel week end, il primo giorno della settimana mi trascino da una parte all’altra come fossi uno zombie e da che esco al mattino non faccio che pensare al mio rientro, quando potrò finalmente rimettermi a letto.

Solitamente sono così apatico che non ho neppure voglia di guardare un programma televisivo in particolare. Lunedì 17 dicembre però stavo scorrendo pigramente i cinguetii su Twitter (ormai vero indicatore dei trend dei palinsesti in TV) quando mi accorgo di una pioggia di "#" dedicati a Lapiubelladelmondo e solo allora mi ricordo che quella sera la Rai avrebbe trasmesso lo spettacolo di Benigni sulla Costituzione italiana. Io sono mediaticamente un gregario e tendo ad andare dove va la massa, così mi sono immediatamente adeguato sintonizzandomi sul programma. Purtroppo sono arrivato quasi alla fine, ma giusto in tempo per catturare un concetto che ho trovato davvero interessante.

Senza entrare nel dettaglio, perché non è di questo che volevo parlarvi, Benigni discuteva dell’Unione Europea e del fortunato caso storico per la nostra generazione d’aver assistito all’unità di nazioni in guerra per millenni e di poter essere noi testimoni del più lungo periodo di pace mai visto sul nostro continente, cosa che ci permetterà di poter dire ai posteri: "io c’ero". E da qui stavo pensando (ecco siamo arrivati al punto) a che periodo formidabile stiamo vivendo in questi anni anche noi gay.

È un po’ una riflessione da 31 dicembre, un consuntivo alla Napolitano a reti unificate, ma penso che sia proprio così: amici, avete considerato come questo sia il decennio più importante nella storia degli omosessuali da che il bosone di Higgs ci ha messi al mondo?

Noi oggi viviamo in un contesto culturale mondiale che ci permette di sposarci, avere figli o adottarli raggiungendo finalmente un’eguaglianza con tutti gli altri cittadini che mai avremmo potuto immaginare anche solo venti anni fa. Ma lo spirito dickensiano di questo Natale non mi ha reso del tutto demente e sono il primo ad ammettere che, per ora, questo avviene solo in alcune nazioni civilmente evolute, ma io sento ugualmente l’emozione di essere vivo, presente e poter testimoniare questo cambiamento per il quale il termine "rivoluzione epocale" risulta assolutamente appropriato e affatto retorico.

Certo, mi duole ammettere come questo mutamento in Italia stenti ancora a svilupparsi, ma il dibattito esiste e nonostante le resistenze di vecchi politici tromboni e prelati dai pensieri ormai sempre più asfittici, il percorso di uguaglianza totale si è avviato e mettendo da parte il qualunquismo di certe considerazioni alla "tanto non cambierà mai nulla", anche la nostra nazione presto dovrà adeguarsi a un processo evolutivo che sembra ormai inarrestabile.

Siamo arrivati fin qui attraverso un cammino millenario passato attraverso i roghi appiccati con ceppi di finocchio e i campi di sterminio, ma alla fine quello che sta vincendo è l’affermazione del diritto di uguaglianza, anche per noi. Certo, non c’è mai garanzia che in futuro tutto questo possa cambiare ancora una volta involvendosi e cedendo il passo a recrudescenze oscurantiste (basta pensare a quello che accadde durante il medioevo) ma ora, qui e adesso tutti noi omosessuali dovremmo goderci questo successo formidabile ma per nulla casuale perché cercato e sostenuto con ostinazione a partire da più di 40 anni fa, quando il tacco di Sylvia Rivera volò oltre le barricate e si scagliò contro una squadra di poliziotti nel Village newyorchese innescando un processo di liberazione e parità che oggi ha permesso che il capitano dei Marines Matthew Phelps potesse chiedere in ginocchio la mano del fidanzato niente meno che nelle sale della Casa Bianca.

Certo, le violenze non si fermeranno di colpo, i bulli continueranno a vessare i compagni gay per i loro pantaloni rosa e qualcuno penserà sempre che farci fuori sia una missione per il mantenimento dell’equilibrio sociale e morale della terra, ma per fortuna quello che si sta concretizzando nel mondo in questi anni è uno stato di diritto che ci dà la possibilità di appellarci a leggi che ci proteggono, ci tutelano e ci rendono persone migliori per il solo fatto di essere uguali a tutti gli altri, e sebbene non sia certo avrò un giorno dei nipoti, è comunque inebriante poter pensare un domani di raccontare loro che sì, quando tutto questo nel mondo cambiò, io lì c’ero.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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