IO E QUEL BADANTE DI MIO MARITO

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Alessio De Giorgi, direttore di Gay.It e "pacsato" col suo compagno, commenta la notizia dell'esclusione delle coppie gay dal censimento Istat

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Fa sempre un certo effetto rileggere un pezzo scritto anni prima: credo sia una senzazione che tutti provano quando si rileggono parole scritte in altri momenti, un po’ perché trovi sempre qualche storpiatura grammaticale, ma anche e soprattutto perché ritrovi un pezzo di te e della tua vita.

Ma in questo caso, rileggendo un mio editoriale del 17 ottobre 2001, ciò che provo è solo grande rabbia. Rabbia perché ancora una volta una istituzione della Repubblica Italiana pagata anche con le mie, con le vostre tasse, ignora i miei, i nostri sentimenti, le nostre relazioni parificandole al rapporto che passa tra una signora anziana e la sua badante, o tra due studenti conviventi che per sbaglio hanno compilato lo stesso foglio del censimento. “Io e quel badante di mio marito”, appunto.

Che palle, verrebbe prosaicamente da dire, ma andiamo per ordine: vediamo cosa è successo.

Quando qualcuno di noi, in giro per l’Italia, cominciò a compilare i primi questionari del Censimento ISTAT 2001, si accorse e informò la nostra redazione che una coppia gay poteva, anzi doveva, registrarsi come tale sul questionario: era l’unica cosa logicamente possibile, difficile era solo stabilire chi fosse il capofamiglia, decisione che in alcuni ha probabilmente provocato qualche dissidio….

Detto, fatto. Come gay.it cogliemmo la palla al balzo e informammo tutti, con articoli e comunicati stampa, che quella che ci era stata data forse involontariamente, era una grande occasione: contare le coppie omosessuali conviventi in Italia.

Ma tant’è, in Italia abitiamo e subito arrivarono le prime difficoltà. Con un frettoloso comunicato stampa, l’ISTAT smentì questo intendimento ma subito sbugiardata da una nostra successiva e semplice inchiesta. Due telefonate al numero verde del Censimento per chiedere come compilare il questionario: la prima, fingendosi una coppia gay, la seconda dicendo di essere due studenti che dividevano la stanza. La risposta fu ovviamente opposta: nel secondo caso ci fu detto di compilare due questionari, nel primo caso un solo questionario barrando la casella “convivente”.

Ma, come la storia del nostro paese ci ha purtroppo abituati, la scure della censura ideologica ha cambiato proprio quelle crocette sulla casella convivente. “Sono incongrue” ci viene detto: conviventi per affetto e amore, coppie in senso pieno, possono essere solo tra persone di sesso diverso. E così chi, come me e il mio compagno e come tanti nostri amici, aveva barrato la casella “convivente” (vai alla pagina 12 del modulo), ora nel censimento si trova nell’ultima definizione, quella di… “non si sa per quale motivo stanno insieme”: nè per motivi affettivi (giacchè abbiamo visto che possono aversi solo tra persone di sesso diverso), nè per motivi familiari (non sono parenti nè affini), ma tra “Altre persone conviventi senza legame di parentela”. Appunto, come la badante della anziana signora, o come i due studenti che non hanno dato retta al numero verde e hanno compilato un solo questionario per far prima.

Vergogna. Vergogna. E ancora vergogna. Uno scandalo in piena regola, che dimostra come l’Istituto che dovrebbe fornire al Paese, a chi lo governa ed ai cittadini gli strumenti per conoscere e per capire, viene palesemente meno al suo dovere in nome di ideologie, quelle familiste, che dovrebbero stare fuori dal portone dell’Istituto.

Come già per le note statistiche sull’inflazione, che l’ISTAT registra in modo ben differente da quel che ciascuno di noi può verificare nel fare la spesa, l’Istituto rivela ancora una volta che la statistica, ben diversamente dalla matematica, può essere un’opinione. Alla faccia di tutti noi, che con le nostre tasse paghiamo anche i loro stipendi.

Come rispondere? Intanto c’è chi l’ha già fatto per noi: l’on. Franco Grillini ha presentato stamani alla Camera dei Deputati una interrogazione urgente al Presidente del Consiglio dei Ministri, sotto la cui vigilanza l’ISTAT opera. Quanto a noi, non occorre aspettare molto per arrivare a San Valentino: il 14 febbraio, come abbiamo più volte sottolineato, a Roma ci vedremo in migliaia di coppie per baciarci in Piazza Farnese sotto l’Ambasciata di Francia, per reclamare quel PACS che i nostri cugini d’oltralpe hanno ottenuto anni fa. E da lì, dopo i baci, qualche pernacchia all’ISTAT spero proprio che partirà.

Alessio De Giorgi
Direttore
alessio@gay.it

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