IO, PRETE GAY, INNAMORATO DI GESU’

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Intervista a un sacerdote, che naturalmente resta anonimo. Il caso Montero, il celibato, l'atteggamento della Chiesa, l'amore universale. Come affrontare l'omosessualità nelle strutture clericali?

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Caro Don N., che ne pensi del caso del prete spagnolo Pepe Mantero che sta riempiendo la cronaca dei giornali di questi ultimi giorni? Si è dichiarato gay praticante e vuole continuare a fare il sacerdote.

La notizia era apparsa sulla stampa nazionale il 4 febbraio; i giornali spagnoli hanno ampiamente riferito e commentato il caso, chi a favore, chi contro, soltanto il 5 febbraio; il 6 febbraio soltanto un giornale parla del caso.

Sembra che il vescovo di Huelva voglia salvare il prete. Solo se accetterà le condizioni della chiesa sarà "riammesso all’ovile" da prete pentito. Ma se non accettasse?

Se non accetta gli verra’ applicata la legge canonica con tutte le attenuanti possibili. Gli sara’ vietato di continuare a fare il prete, senza però chiudere definitivamente la porta per futura riabilitazione.

Ma secondo te per la Chiesa, ha commesso un grave errore?

Dichiararsi gay praticante, violando la promessa di celibato, e voler continuare nel ministero è come se un militare di grado medio o superiore si dichiarasse ribelle alle leggi dello stato e al servizio di un’altra potenza pretendendo di conservare il suo grado… non esiste….

Ma non credi che questo prete abbia voluto sollevare il problema dei preti gay all’interno del clero?

Ha scelto certamente la strada peggiore; se esiste un problema gay nel clero, (e non penso che sia un "problema" ma piuttosto un fatto, caso mai da studiare) non credo che sia Don Pepe a risolverlo "suicidandosi", cioè rompendo il ghiaccio sotto i suoi piedi e precipitando nell’acqua dove affogherà e non se ne parlerà più. Una causa perduta.

Non mi diventerai ipocrita anche tu!!

No, solamente prudente. La guerra ha le sue leggi. Mio padre, combattente volontario in una orribile guerra civile di molti anni fa’, era chiamato dai colleghi di fucile "il guerrigliero"; combatteva strategicamente e con buoni risultati, e mai ne rimase vittima. Il nemico oggi io lo vedo nel panico coprendo il fenomeno gay nelle strutture clericali. Si tratta di aiutare a sciogliere queste paure senza farsi impallinare. E’ possibile che all’interno della struttura clericale si voglia una chiarificazione sulla "legge" e sulla "misericordia" per il tema che c’interessa.

Ma il problema non è la legge sul celibato nella chiesa?

Guarda che il celibato non è una legge, ma bensì una scelta che suppone la castità come possibile e anche desiderabile. Certo ci vuole una vocazione. Gesù nel Vangelo ha parlato positivamente di chi rinuncia al matrimonio e si ritrova marito di centinaia di mogli e padre di migliaia di figli. E non è una parabola. L’amore che rimane nelle frontiere dello spirito e del cuore, e non va fino all’appagamento fisiologico, rende possibile la cosa. Molti, dall’apostolo Paolo (che ne parla esplicitamente) fino al giorno d’oggi, ci hanno creduto; e ha funzionato. Per quante persone in un momento della mia vita sono stato realmente un padre o un fratello? Lo avrei potuto fare anche se legato a una moglie da soddisfare o a qualche figlio naturale da far campare? Non credo…

Dai DN, metti i piedi per terra!!! Ma quanti "sgarri quotidiani" di preti infedeli conosciamo!!, da papa Borgia a don Pepe… Non sarebbe meglio abolire il celibato? Sarebbe meno ipocrita e tutto più facile.

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Non si può abolire quello che Cristo ha proposto come ideale. Gesù propone la carità perfetta, la povertà tipo Francesco d’Assisi, l’umiltà, il perdono delle offese, l’amore ai nemici, il rispetto degli altri, il sacrificio della propria vita… Pura utopia? No, è un ideale da ricercare pur sapendo quanto sia difficile. Solo così il mondo creato da Dio può diventare meno bestiale e più umano e dunque più divino. La castità fa parte di questo ideale quasi utopico. Dice don Pepe che oggi nel clero nessuno è continente. Non sono d’accordo. Si può cadere nella tentazione a un certo momento, certo, ma perciò abbiamo il sacramento della penitenza. Se non esistesse il "Io ti assolvo…" occorrerebbe inventarlo.

Bella scusa. Un’attenuante ad hoc! Faccio ciò che voglio tanto poi "…Io ti assolvo.." e tutto va a posto. Tutti sanno che il clero e pieno zeppo di gay? Lo trovi normale?

Don Pepe mente quando dice che in seminario volevano sapere delle sue inclinazioni sessuali per escluderlo nel caso avesse dichiarato di essere omosessuale. Non era così ai miei tempi. Io sono cresciuto bambino totalmente ateo, allievo delle scuole statali, le sole esistenti allora. Entrato in seminario molto giovane, appena cambiata la situazione politica, mi son trovato subito alle prese con la questione della castità, dite sessualità se volete, come tutti i miei piccoli compagni. Non se ne parlava in pubblico se non in discorsi molto elusivi. Ogni ragazzo risolveva i suoi problemi con il confessore di sua scelta, che potevi cambiare se ti piaceva, ma certo non parlava di te con i superiori. Lui ti convinceva ad andare avanti o a fermarti e lasciare il seminario, se tu non riuscivi a controllare i tuoi ormoni e le tue pulsioni. Molti ne uscivano senza spiegare niente; "non avevano la vocazione". Altri, invece, ci siamo rimasti. Per tre mesi ogni estate tornavi in famiglia in abito totalmente laico. E là tu provavi te stesso…

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