Ispezioni corporali al leader gay, condannati due agenti

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Costrinsero il leader del Mos e altri attivisti a spogliarsi, fare flessioni e piegarsi per "consentire la ricerca di armi". Due poliziotti pugliesi sono stati condannati a 4...

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Sono stati condannati a quattro mesi di reclusione i poliziotti che il 24 aprile del 2005 perquisirono Massimo Mele, leader del Movimento Omosessuale Sardo, e altre due persone, a quell’epoca erano candidati alle elezioni comunali nella lista Liberiamo Sassari.

I tre furono fermati per strada, poi portati in Questura, costratti a spogliarsi a subire una ispezione corporale giudicata arbitraria dal giudice monocratico Giuseppe Grotteria del tribunale di Sassari.

Antonello Casto e Guglielmo Cirino, agenti di polizia della Mobile di Lecce che in quel periodo erano distaccati a Sassari, dovranno anche risarcire le vittime con una somma di 2.500 euro ciascuno.

"Siamo contenti che sia stata fatta giustizia – commenta Massimo Mele – Dopo quello che c’è accaduto speravamo che venisse dimostrata la verità. Questa sentenza – conclude il leader del Mos su Repubblica – ridà fiducia ai cittadini e dimostra che chi commette un abuso, anche se indossa una divisa, deve essere punito". In aula durante il processo, Mele e le altre vittime dell’abuso, hanno ripercorso quanto accaduto quella notte, mentre tornavano da un giro di camapgna elettorale e furono fermati con un’azione "degna di una grossa operazione antidroga" raccontando l’umiliazione subita poi in questura dove gli attivisti gay furono sottoposti ad "accurate ispezioni personali" costretti a fare flessioni e a piegarsi per consentire agli agenti "di infilare le mani alla ricerca di armi".

Dopo l’immediata denuncia delle vittime, la motivazione addotta per

quanto accaduto parlava dell’esistenza delle condizioni per applicare la norla 152 sulla sicurezza che permette agli agenti di perpetrare ispezioni di questo genere in situazioni di urgenza tali da non consentire l’intervento del giudice, tesi inizialmente accolta dalla Procura.

Il Movimento Omosessuale Sardo, in un comunicato stampa diffuso ieri subito dopo la sentenza, "auspica che la condanna possa servire da monito, in futuro, per "quei pochi esponenti delle forze dell’ordine che ancora credono che una divisa sia un lasciapassare per comportamenti in netto contrasto con la legislazione vigente. Crediamo fermamente che le le forze di polizia debbano dare l’esempio nell’applicazione della legge e che la condanna di eventuali comportamenti illegali non può che rafforzarne la credibilità".

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