Israele: unioni gay celebrate all’estero vanno riconosciute

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La Corte Suprema dello Stato di Israele ha ordinato che anche per le coppie omosessuali è dovuto il riconoscimento della registrazione dei contratti matrimoniali ottenuti all’estero.

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GERUSALEMME – Con un voto a schiacciante maggioranza l’Alta Corte di Giustizia dello Stato d’Israele ha ordinato oggi al governo di riconoscere i matrimoni omosessuali celebrati all’estero. Dei sette giudici che fanno parte della Corte il solo che si è opposto è un seguace della religione ebreo ortodossa. Alla sentenza si è arrivati dopo che cinque coppie omosessuali sposate in Canada avevano fatto ricorso contro la decisione del Ministero dell’Interno israeliano che non aveva ritenuto di poterle inserire nel registro delle coppie regolarmente sposate. La decisione della Corte stabilisce che l’iscrizione al registro è dovuta; quanto al riconoscimento dei diritti che derivano dal matrimonio su questo aspetto si dovranno muovere i deputati della Knesset e fino a quando questo non avverrà non vi sarà una reale uguaglianza e un pieno riconoscimento sociale per le coppie omosessuali.
Per il movimento dei pari diritti civili e le associazioni gay e lesbiche israeliane è comunque una importante vittoria. Itay Pinkas, noto attivista gay locale anch’egli sposato in Canada col suo compagno, ha detto che «questo è un giorno storico per la comunità gay e per la democrazia. Questa è la nostra vera marcia del Pride. Continueremo a combattere per i nostri diritti sugli altri aspetti.» L’avvocato Dan Yakir, che aveva fatto il ricorso per loro conto, sosteneva che il rifiuto dell’Ufficio del registro di cambiare lo stato civile dei richiedenti contravveniva il preciso dovere di ogni impiegato della pubblica amministrazione di farlo in presenza di chiunque si presenti con una valida certificazione. Per l’avvocato Yakir così come è inaccettabile permettere discriminazioni basate sull’etnia o sulla religione e così come non può essere accettata la discriminazione contro le donne basata su abitudini patriarcali, altrettanto non ci può essere tolleranza verso la discriminazione contro le coppie same-sex che risulta dall’omofobia che ancora esiste nella società. Stando al verdetto di oggi l’Alta Corte di Israele sembra proprio essere d’accordo con questo principio, basilare per ogni democrazia degna di questo nome. (Roberto Taddeucci)

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