It’s Obama day. Hallelujah!

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Barack Obama ha giurato. È il primo presidente di colore degli USA, ma non solo. È il primo ad aver promesso a gay, lesbiche e transgender una piena...

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Per la seconda volta in pochi mesi, è stata scritta la storia. La prima volta quando il 4 novembre scorso il candidato democratico Barack Hussein Obama ha vinto le elezioni americane. Oggi sulla collina di Capitol Hill, sede del parlamento americano, quando Barack ha giurato.

Nei due mesi intercorsi tra l’una e l’altra, cittadini e giornalisti gli

hanno già chiesto di tutto: di risolvere la crisi delle borse, la crisi ambientale, la crisi petrolifera, la crisi in Medioriente, quella del dollaro, dei consumi, del lavoro e dei mutui. E dei diritti. Ci hanno pensato le associazioni gay ad avanzare le proprie richieste. Del resto gay e lesbiche sono stati tra i finanziatori più importanti della sua campagna elettorale. E Barack non li ha delusi per adesso e per quel poco che era in suo potere fare prima di varcare la soglia dell’Oval Office.

Vediamole in ordine cronologico: ha inserito nel suo programma presidenziale il riconoscimento delle unioni civili a livello federale e ha espresso favore nella libera scelta di ciascuno stato a legiferare sulle nozze gay. Ha inserito anche pene severe per i reati di odio omofobico, sul mobbing per orientamento sessuale. Ha dichiarato sul suo sito internet che la politica dell’esercito "Non chiedere, non dire" andrà rivista perché così non ha funzionato.

Ha nominato sette membri dichiaratamente omosessuali nel suo

staff amministrativo. Nel suo discorso di vittoria, visto da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, ha nominato dopo un minuto le persone gay e lesbiche esprimendo la sua idea di un solo popolo. E lo ha fatto anche in un altro discorso: quello pronunciato appena due giorni fa per l’apertura delle cerimonie di inaugurazione. Ha fortemente voluto che l’invocazione a Dio fosse pronunciata da un reverendo evangelico gay unito civilmente col suo partner. Si, è vero: a benedire il giuramento ci sarà invece Rick Warren, un pastore evangelico che ha paragonato i matrimoni gay «alle nozze incestuose tra fratello e sorella» ma non si può avere proprio tutto.

E poi ci sono cose più frivole ma, sottolineamo sempre, che nessuno ha mai osato fare prima: ha invitato alla parata d’inaugurazione il coro gay di Washington DC e alla parata d’insediamento una banda gay, la Lesbian and Gay Band Association.

Il succo è che quello che farà come presidente in carica lo

vedremo, ma lo si può già giudicare da ciò che ha fatto in qualità di presidente eletto. E per adesso nessun gay americano può lamentarsi. Nell’aria, laggiù a Washington, si respira speranza, come potrebbe essere altrimenti visto che "Hope" è stata una delle parole chiave che hanno fatto vincere a Barack le elezioni. Da queste parti, invece, non si respira nemmeno più quella.

di Daniele Nardini

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