Ivrea la gaya: la curia risponde

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Il vescovo di Ivrea diffonde un comunicato stampa giustificando la posizione della chiesa

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Dopo la polemiche per l’ "allontanamento" della rassegna dal cinema di proprietà della curia, il vescovo di Ivrea diffonde un comunicato stampa giustificando la posizione della chiesa.

Come nella sua migliore tradizione la Chiesa Cattolica continua la salda e perpetua discriminazione nei confronti dei cittadini (e dei fedeli) omosessuali. Toccato dalle polemiche sulla rassegna Ivrea la gaya, di cui vi abbiamo dato conto ieri, il vescovo della città ha diffuso un comuncato in cui tenta di giustificare la decisione di negare l’uso della Abcinema, di proprietà della curia, per una parte degli incontri. Il cinema "ha la sua sede nell’Oratorio San Giuseppe. La convenzione stipulata qualche anno fa con l’Abcinema contiene una clausola in cui gli interessati s’impegnano a non ospitare spettacoli che siano in contrasto con le finalità dell’ente proprietario (Opera Diocesana Preservazione Fede): bisognerà perciò valutarne le conseguenze nelle sedi opportune". Quindi un incontro sulla cultura omosessuale, che non comprende proiezioni di materiale pornografico o violento, travalica le finalità di un ente la cui finalità è preservare la fede. Tuttavia si è voluto dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, perchè nel comunicato si legge: "Altro è l’accoglienza, la stima e il rispetto verso le persone che vivono la condizione omosessuale con tutti i problemi connessi: si tratta di un campo pastorale dove la chiesa dev’essere presente; altro ancora è dibattere un problema mettendone in luce i diversi aspetti, presentando i diversi punti di vista, compresa l’etica insegnata dalla chiesa; cosa diversa è una cultura gay che tende ad omologare visioni antropologiche e comportamenti in una prospettiva etica inaccettabile da chi vuole avere una visione cristiana della persona e della sua dimensione sessuale. Il sostegno, anche indiretto, a tale tipo di cultura, diventa per molti fonte di equivoci e di disorientamento, che la diocesi ed i suoi organismi non intendono in alcun modo favorire". Come dire, siate pure gay, se proprio ci tenete, ma non vi azzardate a sostenere l’esistenza di una cultura omosessuale.

di Paola Faggioli

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