JA, LO VOGLIO!

di

Fiori d'arancio per gli omosessuali tedeschi: dal primo di agosto è in vigore la legge sull'unione civile che permette a gay e lesbiche di sposarsi. I primi "si"...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1052 0

"Si, lo voglio poter fare", aveva detto Jirka Witschak guardando trasognato negli occhi del suo innamorato. Gli rispondeva Ralph Zacharau, che ripeteva confermando: "Sì, lo voglio poter fare". "Adesso siete compagni di vita legati giuridicamente", proclamava la funzionaria dell’ufficio anagrafe Ades Zabel in nome di una legge che non era ancora entrata in vigore. L’atto simbolico inscenato all’inizio di luglio di fronte al comune di Potsdam, città capitale dello stato federale del Brandeburgo, è diventato il 1 agosto 2001 una realtà in tutta la Repubblica Federale Tedesca: adesso gli omosessuali possono sposarsi, o più correttamente, registrarsi in un’unione civile come compagni di vita.

Il 18 luglio la Corte Costituzionale Federale ha respinto il ricorso dei leader politici degli stati di Baviera e Sassonia, che avrebbero voluto ostacolare l’entrata in vigore della legge sulle unioni civili argomentando l’opposizione con la difesa dell’istituzione del matrimonio, di quello normale per così dire, quello degli eterosessuali. I giudici della Corte Costituzionale hanno bocciato il ricorso dichiarando infondato il timore che l’istituzione dell’unione civile possa nuocere a quella del matrimonio. Il cancelliere federale Schröder ha salutato positivamente la risposta della corte di Karlsruhe, definendola un passo importante verso la non-discriminazione delle minoranze.

Subito dopo la pubblicazione della decisione della Corte Costituzionale le linee telefoniche degli uffici dell’anagrafe di tutti gli stati federali erano intasate. In molte città le prime unioni civili si fissavano già per il primo d’agosto: 30 richieste nel solo distretto berlinese di Schöneberg, quartiere dove vivono molti omosessuali.

La prima unione civile dell’intera Germania è stata festeggiata a Hannover, dove il quarantenne Reinhard Lüschow e il quarantottenne Heinz-Friedrich Harre (nella foto sopra) hanno detto "si" impegnandosi ad amarsi e a rispettarsi per la vita; anche il borgomastro Herbert Schmalstieg era presente alla cerimonia.

A Berlino le prime ad essersi reciprocamente impegnate in un’unione civile sono le trentaseienni Angelica Baldow e Gudrun Pannier (foto sotto). Il primo agosto alle nove del mattino l’ufficio anagrafe di Berlino Schöneberg era gremito da circa 200 tra cameraman, fotografi e giornalisti. La coppia è arrivata con un taxi decorato di fiori. Gudrun Pannier ha aiutato la sua fidanzata, costretta su una sedia a rotelle da una sclerosi multipla, spingendola tra i flash delle macchine fotografiche fino alla sala della cerimonia.

Accolta con molto entusiasmo dalla comunità omosessuale, la legge che regola l’unione civile in Germania rappresenta un grande passo avanti per la società, ma è tutt’altro che completa e molti sono i punti non ancora chiariti. Una delle questioni ancora ampiamente discusse è quella dello status sociale che assume chi si lega ad un’altra persona in unione civile: sarà coniugato o coniugata, come nel matrimonio classico, o ancora celibe o nubile, o cos’altro? E in caso di divorzio?

Altro motivo di discussione è anche l’assenza di una regolamentazione federale unica. Purtroppo, a causa dei governi di centrodestra che guidano alcuni degli stati federali, come la Baviera appunto, è compito dei diversi parlamenti gestire le unioni civili e decidere gli iter burocratici che i richiedenti devono percorrere: mentre Berlino delega il lavoro agli uffici dell’anagrafe, la conservatrice Baviera prevede per il momento una scrittura privata presso un notaio. Ciò vuol dire che una coppia omosessuale bavarese potrebbe preferire spostare la propria residenza a Berlino per potersi sposare in comune.

D’altronde le difficoltà erano state messe in conto sin dall’inizio, trattandosi di una legge che apre la via ad una totale riforma sociale. L’unione civile vuole garantire alle coppie omosessuali diritti civili simili a quelli previsti dal matrimonio. Essa prevede, infatti, che i compagni di vita possano avere lo stesso cognome, che provvedano al reciproco mantenimento, che qualora uno dei due abbia figli anche l’altro possa decidere sulla loro educazione e, importante, che alla morte di un partner l’altro appartenga alla lista degli eredi legali.

Un completo uguagliamento al matrimonio però ancora non c’è. L’adozione di bambini non è ancora possibile e ci sono delle gravi divergenze in materia fiscale.

Ma, come si dice, chi ben comincia, è già a metà dell’opera.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...