KERRY BATTE BUSH: GRAZIE, TV

di

Il candidato democratico sembra essere risalito nei sondaggi, ma tutto è ancora da decidere. Come cambieranno gli States dopo il risultato del 2 novembre? E cosa cambierà per...

PISA – Dopo il dibattito televisivo di sabato scorso, i sondaggi hanno riportato un netto avanzamento del gradimento nei confronti del candidato demicratico John kerry, rispetto al Presidente in carica George W. Bush, nelle elezioni presidenziali del 2 novembre. Elezioni particolarmente importanti. Gli elettori statunitensi decideranno chi guiderà il loro paese – e in sostanza il mondo intero – per i prossimi quattro anni. E la cosa ci riguarda molto da vicino. Sia per l’enorme influenza che gli Stati Uniti hanno sulle nostre scelte politiche, sociali, culturali, sia perché le tematiche glbt sono al centro del dibattito.
George W. Bush vs John F. Kerry. La sfida.
Chi eleggeranno gli Americani? I due candidati hanno in realtà posizioni solo leggermente diverse sulla maggior parte delle questioni chiave. Certo, l’atteggiamento aggressivo di George W. non ha eguali, e sul tema della guerra il suo sfidante riconosce almeno di non poter agire in qualità di padrone del mondo, ma sottolinea l’importanza della creazione di una rete di alleanze più stretta.
Tuttavia, dal momento che la sicurezza nazionale è al primo posto del dibattito elettorale, è evidente che neanche Kerry può opporsi al militarismo del Presidente, né parlare di realizzare la pace in tempi brevi. Per questo anche il candidato democratico ha rilasciato dichiarazioni non troppo dissimili da quelle di Bush: “Dobbiamo raggiungere il successo in Iraq. Non possiamo permetterci di lasciare che questo paese crolli [e divenga] un grande campo di addestramento di terroristi anti-americani”.
Nell’ambito della guerra Kerry ha insomma sicuramente posizioni meno violente di Bush, e c’è da augurarsi che possa sostituirsi a lui presto per porre fine a una serie di massacri ingiustificati. Ma di certo la prospettiva di un’America pacifica in tempi brevi è quanto meno illusoria.
Il tema gay
Veniamo a noi: nello scontro pre-elettorale, una posizione centrale è occupata dal dibattito sulle unioni omosessuali, in un momento in cui negli Stati Uniti ci si sta seriamente interrogando sul loro riconoscimento. Anche in questo caso, nessuno dei due candidati alla presidenza è disposto ad equiparare il matrimonio omosex a quello eterosessuale. Ma, mentre Kerry si dice favorevole all’istituzione di unioni civili registrate che conferiscano gli stessi diritti riconosciuti alle coppie sposate, George W. Bush ha scelto di portare avanti una battaglia per l’approvazione di un emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America che definisca il matrimonio come unione tra un uomo e una donna, sancendo una discriminazione palese nei confronti di alcuni cittadini americani.
La scelta di Bush è molto controversa: nei sondaggi; sono pochi gli americani che ritengono necessario un intervento così drastico sulla questione. E una posizione del genere non può essere sostenuta neanche da molti compagni di partito di Bush, come il nuovo Governatore della California Arnold Schwarzenegger.
L’importanza del “voto gay”
Ma c’è di più. Nel 2000 il “voto gay” ha giocato un ruolo importante nella vittoria dell’attuale Presidente: secondo il Log Cabin Republicans, la maggior organizzazione glbt vicina al partito conservatore, quattro anni fa circa un milione di gay e di lesbiche hanno scelto Bush. Eppure quest’anno l’associazione ha deciso di non sostenerne la rielezione, e lo stesso ha fatto anche il giornalista gay repubblicano Andrew Sullivan.
Perché George W. ha deciso di rinunciare all’elettorato omosessuale? I motivi sembrano delinearsi nelle affermazioni dello stratega di Bush, Karl Rove: secondo lui, la chiave per la rielezione sta nel mobilitare gli elettori di fede evangelica, valutati in quattro milioni, che sono rimasti a casa nel 2000. Una scelta di campo chiara, ma è ben triste che le questioni relative alle persone omosessuali vengano trattate come strumento per spaccare l’elettorato.
In realtà, se è plausibile che molti membri della destra religiosa quest’anno si sentano più motivati ad esercitare il loro diritto di voto, le posizioni intransigenti assunte da Bush hanno scatenato anche la mobilitazione dei moderati; molti sperano che questo spinga anche i democratici che in passato hanno disertato le urne, a recarsi a votare. Un vero boomerang per l’attuale inquilino della Casa Bianca.
Se la prospettiva di un’America pacifista sembra difficile da realizzarsi in tempi brevi, si può almeno sperare che abbandoni iniziative discriminatorie come quella di vietare il matrimonio alle persone omosessuali nella sua Costituzione, e riconosca, come ha dichiarato di voler fare Kerry, i diritti delle coppie gay e lesbiche. Una magra consolazione…

Leggi   Stati Uniti, il ministro della Giustizia: “La legge sui diritti civili non prevede protezione per le persone LGBT”
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...