L’attacco alle scuole antiomofobia e il silenzio del ministero

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La Curia di Milano vuole schedare le scuole contro l'omofobia e il ministro tace.

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Una lettera agli insegnanti di religione della diocesi di Milano in cui si chiede loro di schedare (con tanto di tabella allegata) le scuole in cui si sono svolti o solo proposti progetti sull’educazione alle differenze di genere che, secondo la missiva, rientrerebbero in una “vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale”. A scriverla è don Gian Battista Rota, responsabile per la diocesi ambrosiana del settore che si occupa dell’insegnamento della religione cattolica.
Lo rivela Repubblica a cui alcuni docenti della disciplina in questione l’hanno inviata prima che la stessa sparisse miracolosamente dalla pagina web protetta da password cui possono accedere solo i professori di religione.
“Cari colleghi – scrive don Rota – come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale”.

Continua la missiva: “Per valutare in modo più preciso la situazione e l’effettiva diffusione dell’ideologia del “gender vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte (…). Per questo chiederemmo a tutti i docenti nelle cui scuole si è discusso di progetti di questo argomento di riportarne il nome nella seguente tabella, se possibile entro la fine della settimana”. Una schedatura in piena regola, una sorta di lista di proscrizione, e per di più con carattere d’urgenza: non c’è tempo da perdere. Secondo Repubblica, dopo la ricezione della lettera alcuni docenti si sarebbero ritirati dall’insegnamento mentre altri l’avrebbero mandata ad alcune associazioni lgbt. C’è speranza, viene da dire.
Questi i fatti, su cui vale la pena fare alcune considerazioni. A cominciare dal fatto che non è un caso che un’iniziativa del genere parta proprio dalla Lombardia.

Governata per quasi un ventennio (dal 1995 al 2013) dal ciellino Roberto Formigoni, la Lombardia è stata teatro di una politica di lento e costante smantellamento del concetto di laicità e di parità di genere a tutto vantaggio delle direttive ecclesiastiche. Basti pensare alla presenza massiccia di medici obiettori negli ospedali e all’ingresso di gruppi religiosi antiabortisti nei consultori, solo per fare due esempi. E il cambio di guardia al Pirellone non ha certo invertito la rotta. Sotto il governo di Roberto Maroni, infatti, è stato approvato un ordine del giorno in difesa della “famiglia naturale” e una regolamentazione sulla fecondazione eterologa (necessaria dopo la sentenza della Corte Costituzionale che smantella la legge 40) che risulta la più restrittiva rispetto a tutte le altre regioni d’Italia.
Un terreno fertile, dunque, in cui lanciare un’iniziativa di schedatura dei progetti contro l’omofobia e le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere deve essere apparso naturale.

La Curia, dunque, non contenta di avere nelle sue scuole (abbondantemente finanziate con soldi pubblici, va ricordato) tutto lo spazio che vuole per educare i ragazzi secondo le sue regole, punta ad estendere il proprio controllo alle scuole pubbliche. Sia mai che da qualche parte qualcuno possa insegnare agli studenti che l’omosessualità è “una variante naturale del comportamento umano” (come dice l’OMS ormai da una trentina d’anni), che supporti i ragazzi vittime di bullismo omofobico evitando che, nella fragilità tipica dell’adolescenza, qualcuno apra un balcone e si lanci nel vuoto, o che porti avanti progetti perché ogni forma di discriminazione e vessazione nei confronti di chi appare “diverso” cessi o, quanto meno, diminuisca sensibilmente. Insomma, sia mai che le giovani generazioni possano fare di questo paese un posto migliore in cui vivere per tutti.
Ma vale la pena ricordare che non solo in Lombardia è partita in forze la mobilitazione contro la lotta alle discriminazioni. La scuola è ormai il terreno privilegiati dei detrattori dei diritti civili da tempo . Certo, a tanto ancora non si era arrivati, un intervento a gamba tesa della Curia in questi termini non si era ancora visto, e nel silenzio del ministero preposto e della sua titolare. Ed è questo, in realtà, che lascia più da pensare.

“La richiesta di informazioni – ha spiegato don Rota nel tentativo di placare la polemica – nasce dalla preoccupazione che gli eventuali discorsi su temi così delicati e all’ordine del giorno del dibattito pubblico, vengano sempre affrontati dagli insegnanti di religione con competenza e rispetto delle posizioni di tutti”. È chiaro no? L’obiettivo è fare in modo che i docenti, che pur insegnando in scuole pubbliche rispondono alle indicazioni della Curia (che, a ben vedere, è il vero punto della questione), siano pronti a rispondere alla minaccia rappresentata dalla cosiddetta “ideologia del gender“. Di quale possa essere la risposta abbiamo già più di un esempio: basti pensare ai due diversi episodi verificatisi in provincia di Torino , solo per citare i più noti e recenti. Gli ingredienti sono sempre gli stessi: la mistificazione (nessuno vuole delegittimare le differenze sessuali, anzi!) e la paura, fomentata agitando l’inesistente “ideologia del gender“, che ha la stessa aderenza alla realtà dei “comunisti che mangiano i bambini” di democristiana memoria. Fa ben sperare la reazione di quei docenti che hanno deciso di diffondere la lettera e di sospendersi dall’insegnamento. E capiremmo se a qualcuno stessero tornando in mente i titoli dei giornali sull’apertura della Chiesa sulle questioni Lgbt. Di quelle, però, riparliamo tra 400 anni, forse.

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di Caterina Coppola

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