L’ESPRESSO PARLA GAY

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Intervista a Daniele Scalise, curatore della nuova rubrica gay-lesbica sul grande settimanale, che raccoglie anche il coming out dei lettori.

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"Ma lo sai che stanno arrivando un sacco di adesioni di gente che vuole fare il suo coming out, decine e decine!" Con questa entusiasmante notizia Daniele Scalise accoglie la nostra richiesta di parlare della sua nuova rubrica che dal prossimo numero de L’Espresso si occuperà della comunità gay e lesbica. Proprio così, uno dei più importanti (se non il più importante) settimanale italiano, ha accettato di accogliere una rubrica esplicitamente dedicata a tematiche relative alla comunità omosessuale, con uno spazio per presentare il coming out di un "comune omosessuale italiano". E chi crede che questa pericolosa e rara categoria faccia di tutto per non uscire dall’anonimato, rimarrà deluso, perché – come appunto ci comunica Daniele Scalise, autore della rubrica – sono decine le disponibilità già arrivate, anche grazie al form compilabile su Gay.it. E sono persone di tutti i tipi, come ci racconta Daniele…

"Ne stanno arrivando un casino!… quasi tutti uomini, ma sono così tanti che ho difficoltà a contattarli tutti per verificare che abbiano capito bene di cosa si tratta. Bisogna ribadire, infatti, che ci si espone in pubblico. Un albergatore di Genova, studenti (la maggioranza), uno psicologo-psicoterapeuta, un addetto alle vendite, un attore, insomma c’è di tutto".

Ma cosa ci sarà nella rubrica?

"Ho previsto uno spazio per l’omofobo della settimana, e anche qui ci sono molti candidati disponibili…Poi un altro spazio per il coming out, nel quale vorrei presentare persone della società comune. Gli obiettivi sono tre. Il primo è far capire che siamo "spalmati" su tutta la società e non siamo soltanto nell’élite culturale o artistica o intellettuale. Il secondo è sottolineare che siamo orgogliosi di quel che siamo non soltanto nel giorno del Gay Pride, ma anche negli altri 364. Il terzo: alternare maschi e femmine per dare visibilità non solo ai gay maschi ma anche alle molte donne lesbiche. Questo anche se, detto tra di noi, ci sono maggiori difficoltà a reperire disponibilità da parte di lesbiche per diverse ragioni: il fatto che chi scrive è un uomo, e quindi loro sono legittimamente più diffidenti, ma anche il fatto che hanno una pratica meno diffusa di visibilità. Nonostante questo però, ho trovato già, almeno sulla carta, una decina di donne che si son rese disponibili. Oltre a queste due finestre ci saranno quattro notiziole generali. Il tutto nello spazio di due colonne (una pagina è composta di tre) estensibili fino a tre".

Parliamo un po’ di te.

"Ho 48 anni, e ho iniziato a fare il giornalista abbastanza tardi, verso i 35 anni. Prima ho vissuto in Francia e in Inghilterra facendo il traduttore e l’interprete e ho fatto ricerca per il Censis. Ho lavorato cinque anni in RAI, poi mi sono licenziato, sono andato in America per un anno. Quando sono tornato ho cominciato a fare il giornalista".

Hai un passato di militanza gay?

"Mai. Sono stato militante politico dal ’68, ma non ho mai fatto militanza gay, per un problema di percorsi, anche se naturalmente non ho nulla contro la militanza gay. Ho fatto politica dai sedici fino ai ventotto anni, in modo molto stretto. Poi ho smesso di fare militanza attiva. Devo anche dire che ho scoperto di essere gay molto tardi, a ventisette, ventott’anni. Ero sposato, ho una figlia di 25 anni, e quando ho scoperto di essere gay l’ho detto subito a tutti, senza problemi".

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E’ forse significativo che ad occuparsi di questa prima rubrica glbt sia una persona esterna al consueto ristretto giro di gay militanti?

"Credo di sì. Penso che i Media stiano cambiando molto e che la società civile sia molto più avanti della società politica, che è assolutamente arretrata. Da un lato il centro-sinistra non ha mai voluto assumere degli impegni precisi nei confronti degli omosessuali. Dall’altro una destra in cui, in larga parte, vige ancora un machismo solido, anche se anche qui ci sono interessanti fenomeni come GayLib e altri. In definitiva, la società politica è arretrata in un modo da fare spavento. La società civile è invece anche più avanzata della società gay. Nel senso che i gay spesso vivono ancora di riflessi condizionati, come se fossimo ancora negli anni ’70. Il Gay Pride è stato un momento straordinario di presa di coscienza, sia per i gay che per i non gay. Vedo tantissima gente che prima era impaurita che ora si sente incoraggiata, molto più serena rispetto alla propria identità. Io voglio parlare di questa presa di coscienza. Mi interessava vedere se all’interno del sistema delle comunicazioni ufficiali era possibile trovare uno spazio. Io l’ho trovato questa estate su Panorama, dove ho avuto una bellissima anche se breve esperienza. Ora ho ritenuto che fosse per me più interessante trovare uno sbocco su un giornale come L’Espresso, che è un luogo naturale per una battaglia dei diritti civili, perché è un giornale che ha una grande tradizione di battaglie per il riconoscimento dei diritti delle persone. Tant’è che ho trovato le porte aperte, un direttore straordinario che mi ha subito offerto tutto lo spazio che volevo, e una grande collaborazione".

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