L’EUROPA GAY BATTE L’ITALIA

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Tracciamo con Riccardo Gottardi, co-presidente di ILGA-Europe, un bilancio del semestre di presidenza italiana dell'UE. "Non sono state fatte brutte figure, ma nemmeno belle".

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ROMA – Tra le organizzazioni non governative che operano a livello consultivo con i vertici dell’Unione Europea ILGA-Europe è certamente una tra le più attive e meritevoli nella lotta alle discriminazione e promozioni dei diritti dei cittadini europei GLBT. L’operato di questa associazione è stato riconosciuto a livello internazionale, tant’è che nel corso del 2003 le sono stati riconosciuti finanziamenti da parte del britannico Sigrid Rausing Trust. Nel giugno scorso ci occupammo di un pro-memoria messo a punto da ILGA-Europe alla vigilia del turno italiano di presidenza dell’UE (clicca qui per l’articolo). Questa seguiva un semestre a presidenza greca nel quale, stando a quanto riportato nel bollettino periodico dell’associazione, la cooperazione era stata prossima allo zero. Abbiamo contattato Riccardo Gottardi, italiano co-presidente di ILGA-Europe, con lo scopo di tracciare un bilancio del semestre europeo a guida italiana.
In linea generale come sono andate le cose? Quanta attenzione c’è stata per le problematiche della comunità GLBT?
Non si può dire certo che la presidenza italiana abbia cambiato la vita delle persone GLBT in Europa, né in un senso né nell’altro. Le problematiche in sé delle persone GLBT semplicemente non sono state prese in considerazione, mentre è stata data una certa attenzione “istituzionale” alla nostra comunità a livello europeo, testimoniata dai vari incontri che si sono avuti. Questa disponibilità all’incontro pare che fosse sentita dal governo come una “grande apertura” ed il dimostrarsi veramente europei, peccato che non sia stato compreso che questo poteva bastare 15 anni fa, non oggi. Oggi servono misure concrete ed un impegno reale, quindi tutto sommato per il governo italiano questa è stata un’occasione persa, perché non sono state fatte brutte figure (sulle questioni GLBT) ma di certo nemmeno belle.
Il modo in cui il governo italiano ha recepito nel luglio scorso la direttiva sulle discriminazioni sul posto di lavoro ha lasciato perplessi. Che cosa è cambiato in pratica per i lavoratori e le lavoratrici italiani rispetto a prima?

Per chi lavora in polizia, nelle forze armate, nei servizi penitenziari e di pronto intervento potrebbe essere cambiato qualcosa in peggio, perché è stata introdotta la possibilità di licenziamento per il loro orientamento sessuale. Per gli altri è molto difficile dirlo perché il recepimento della direttiva è stato tanto raffazzonato da rendere alcune norme difficili (se non impossibili) da applicare. In ogni caso bisognerà aspettare di vedere i precedenti che verranno stabiliti dai giudizi in tribunale – nel frattempo noi stiamo prendendo in considerazione le azioni da portare avanti a livello europeo verso tutti quegli stati che sono stati carenti nel recepire la direttiva.
A fine luglio, appena poche settimane dopo l’insediamento dell’Italia a capo della presidenza europea, il Vaticano tramite il Cardinale Ratzinger ha invitato i politici ad opporsi ad ogni tentativo di legislazione che volga al riconoscimento delle coppie di fatto. In seguito il Vaticano ha fatto pressioni a livello europeo affinché venisse menzionato nel testo della Costituzione dell’Unione Europea un richiamo alle cosiddette “radici cristiane” dei paesi dell’unione. Come sappiamo poi in questo ultimo caso non sono stati accontentati, ma quanto peso hanno e possono avere a livello internazionale le richieste della “santa sede”?
Purtroppo moltissimo specie perché vi sono governi che le assecondano ascoltando più la voce del Vaticano che quella dei loro cittadini. L’ultimo esempio eclatante è il dibattito nella Commissione Diritti Umani dell’ONU dove la mozione contro le discriminazioni presentata dal Brasile è stata rimandata anche grazie al fortissimo lavoro di lobbying del Vaticano su tutti i paesi dell’America latina.
In settembre il Consiglio Europeo ha preso importanti decisioni riguardanti la libertà di movimento dei cittadini europei all’interno dei paesi dell’Unione, decisioni che chiaramente hanno importanza anche per i loro partner e familiari. Su territori simili si è discusso anche del diritto al ricongiungimento familiare. A che punto siamo a livello europeo in questo senso? Quali sono i passi ancora da compiere?
Al momento è tutto fermo. La proposta del Parlamento Europeo, che permetteva ad esempio a tutte le coppie unite legalmente di vedere il loro legame riconosciuto negli altri paesi, è stata sostanzialmente rifiutata dal Consiglio e quindi la Commissione ha annunciato che farà una nuova proposta. La stiamo aspettando.
Stando alla sua esperienza, quali sono, se ci sono, le differenze tra i movimenti GLBT nei paesi esteri e quello italiano?
E’ difficile generalizzare perché ogni paese ha la sua storia. Mediamente all’estero c’è un po’ più unità e più capacità a relazionarsi con le istituzioni, indipendentemente da chi le governi, per fare pressione ed ottenere dei risultati concreti.
Durante il semestre appena trascorso è stato definitivamente approvato l’allargamento ad Est dell’UE. In termini di problematiche legate ai diritti civili di gay e lesbiche questo allargamento cosa può comportare?
Per l’Italia qualche problema ci sarà senz’altro. Con 25 paesi da mettere d’accordo sarà molto più difficile approvare norme che obblighino i singoli paesi a dare pari diritti alle persone GLBT; ciascuna associazione nel proprio paese dovrà perciò rimboccarsi le maniche per ottenere leggi in maniera autonoma, con le proprie forze, senza aspettare che sia l’Europa, miracolosamente, a fare quel lavoro al posto suo. D’altro canto ci saranno grandi opportunità per i paesi con cui confinerà l’Unione (Ucraina, Russia, etc.) perché è in costruzione un’area di libero scambio è c’è tutta l’intenzione di stabilire rapporti privilegiati solo con quei paesi che garantiranno i diritti civili fondamentali. In sintesi, l’Europa vuole scambiare facilitazioni commerciali in cambio di diritti umani e civili, e non mi pare un così cattivo affare…
Dunque bilancio con più ombre che luci per l’operato effettivo dell’italica presidenza. Auguriamo a Gottardi e ai suoi colleghi di ILGA-Europe un miglior rapporto con la presidenza irlandese che si è appena insediata. Le premesse appaiono migliori rispetto a Grecia e Italia. L’Irlanda riconosce già le persecuzioni basate sull’orientamento sessuale come basi per poter riconoscere a chi ne faccia richiesta lo status di rifugiato, il che pare essere un buon punto di partenza dal punto di vista ideologico. Tuttavia il lavoro da fare è ancora tanto. La strada per l’uguaglianza, anche nell’Europa dell’unità, è ancora lunga.

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