L’EUROPA GUARDA AI GAY

di

E' stato presentato uno studio sugli organismi nazionali che si occupano di lotta alle discriminazione negli stati membri. Risultato: c'è molto da fare. E in Italia non abbiamo...

557 0

BRUXELLES – Un nuovo studio intrapreso dalla Commissione Europea sulle istituzioni nazionali dei paesi membri che promuovono la lotta alla discriminazione, ha messo in evidenza il bisogno di stabilire organismi che abbiano un chiaro ruolo di referenti, con adeguate e affidabili fonti di finanziamento, e che affrontino il tema dell’uguaglianza in maniera trasversale, piuttosto che per singoli argomenti. Lo studio, pubblicato il 4 novembre scorso dalla Commissione, rileva i punti di forza e quelli deboli delle istituzioni esistenti, e incoraggia i Governi locali a verificare che le loro istituzioni abbiano le risorse e l’indipendenza di cui hanno bisogno per combattere la discriminazione in maniera efficace. A tutti gli Stati membri è stato chiesto di designare questi organismi entro il luglio 2003, secondo le leggi sull’uguaglianza recentemente approvate dall’Unione Europea.

«Gli organismi nazionali sull’uguaglianza sono uno strumento vitale per sostenere i diritti dei cittadini e i governi devono assicurarsi che siano abbastanza forti da resistere alle interferenze nel loro lavoro e abbastanza dotati da fare il proprio lavoro accuratamente» ha detto Anna Diamantopoulou, Commissario Europeo per l’Impiego e gli Affari Sociali.

Lo studio, intitolato "Organismi specializzati per promuovere l’uguaglianza e/o combattere la discriminazione" è stato condotto per conto della Commissione Europea da un’impresa indipendente, in applicazione del Programma d’Azione della Comunità Europea contro le discriminazioni per origine etnica o razziale, per religione o credo, per disabilità, età e orientamento sessuale, che fa parte di una serie di misure per promuovere l’uguaglianza adottate dal Consiglio Europeo nel 2000.

Lo studio presenta un’analisi e alcuni esempi di esperienze di ventuno organismi per la lotta alla discriminazione e la promozione dell’uguaglianza esistenti in tutta l’Unione Europea, presentando esempi da venti stati membri. Fornisce anche informazioni su come sono stati creati gli organismi esistenti e dà, per il futuro, alcune raccomandazioni agli stati membri. Tra i risultati più degni di nota c’è:

l’indipendenza delle istituzioni dovrebbe essere garantita dallo statuto e dovrebbero essere garantite nel budget annuale, delle risorse finanziarie con un mandato chiaro, al fine di conferire continuità e indipendenza. Il ruolo politico dell’istituzione dovrebbe essere formalizzato in modo che le sue valutazioni siano accolte nelle iniziative e nelle riforme legislative. Un approccio integrato alle differenti cause di discriminazione all’interno di un singolo organismo dà vantaggi in termini di coerenza legale, consistenza e chiarezza sui diritti dei cittadini. L’assistenza dovrebbe essere fornita gratuitamente, sia alle vittime sia ai testimoni di episodi di discriminazione, e agli organismi dovrebbe essere permesso di curare più casi generali per sollevare questioni di pubblico interresse. Gli organismi dovrebbero anche svolgere indagini per analizzare il livello attuale di discriminazione e i problemi riguardanti il pari trattamento.

Tra gli organismi inclusi nello studio, per l’Italia figura la commissione per le politiche di integrazione, che tuttavia non è ancora stata resa nuovamente operativa dopo il cambio di governo.

Leggi   Omofobia, arriva la mappa che raccoglie segnalazioni e luoghi anti-LGBT
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...