L’EUROPA VOTA GAY

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Il Parlamento Europeo chiede ai paesi memebri di equiparare coppie gay e coppie etero. Bocciata di un soffio una proposta che chiedeva l'istituzione del matrimonio gay.

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STRASBURGO – L’Europarlamento ha chiesto oggi ai paesi Ue di riconoscere le relazioni non matrimoniali anche “fra persone dello stesso sesso” e di “connettervi gli stessi diritti che al matrimonio”. E’ stao infatti approvato oggi dal Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo, il controverso rapporto Swiebel (dal nome della deputata olandese del Partito Socialista Europeo) sui diritti umani nell’Unione Europea per l’anno 2001: il risultato è stato di 274 voti favorevoli, 269 contrari e 14 astensioni, con soli 5 voti di scarto. Il voto ha riconfermato i paragrafi riguardanti la lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, l’equiparazione tra coppie di fatto dello stesso sesso a quelle sposate, il reciproco riconoscimento delle coppie dello stesso sesso in Europa. L’articolo 80, ad esempio, “raccomanda agli Stati membri di condurre una politica esplicita e coerente destinata a lottare contro la discriminazione nei confronti degli uomini e delle donne omosessuali”, mentre gli articoli 82 e 84, raccomandano “di riconoscere le relazioni non matrimoniali – sia tra persone di sesso diverso che tra persone dello stesso sesso – e a connettervi gli stessi diritti che al matrimonio”, e in rpospettiva si esorta l’Unione europea “a iscrivere nell’agenda politica il reciproco riconoscimento delle relazioni non matrimoniali, nonché del matrimonio tra persone dello stesso sesso e a elaborare proposte concrete al riguardo”.
Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay si fa portavoce della soddisfazione degli omosessuali italiani per l’approvazione da parte del Parlamento Ue della relazione annuale sui diritti umani “contenenti l’esplicita indicazione ai Paesi membri di riconoscere le relazioni non matrimoniali fra persone dello stesso sesso”. Ciò “costituisce un fortissimo incentivo perché anche l’Italia si doti di una legislazione che finalmente, riconosca anche i diritti delle coppie gay -ha affermato Grillini- Questi diritti in Europa sono già riconosciuti nell’80% dei paesi membri; l’Italia rimane l’unico grande paese europeo che discrimina le coppie omosessuali in quanto tali”.
Da alcuni mesi è stata presentata anche al Parlamento italiano la proposta di legge del PACS (Patto Civile di Solidarietà). La proposta è stata sottoscritta da un centinaio di parlamentari e va nella direzione della Risoluzione votata oggi in maggioranza al Parlamento europeo.
Nei prossimi mesi -annuncia Grillini- in tutto il territorio nazionale sarà lanciato in Italia una campagna a sostegno del PACS con dibattiti conferenze e raccolte di firme. Nel frattempo sarà rilanciata la LIFF (Lega Italiana Famiglie di Fatto) con lo scopo di associare tutte le coppie di fatto italiane, etero e omosessuali, al fine di ottenere il riconoscimento dei diritti sia sul piano locale che sul piano nazionale. “Nel nostro Paese sono già più di trecento i comuni che riconoscono in vario modo i diritti delle coppie omosessuali e delle famiglie di fatto (accesso all’edilizia pubblica, assistenza, sconti sull’ICI, ecc…)”.
L’assemblea europea ha invece bocciato – con 279 voti contrari, 259 a favore e 20 astenuti – un’altra proposta contenuta nel rapporto annuale sullo stato dei diritti umani nell’Ue presentato dalla relatrice socialista olandese Joke Swiebel, che chiedeva ai paesi membri di “consentire il matrimonio fra persone dello stesso sesso”. Il paragrafo 83 é stato infatti rigettato attraverso un emendamento soppressivo dei popolari per soli 20 voti di scarto, con partito Popolare, Unione per l’Europa delle Nazioni, Europa delle democrazie e delle diversità e la maggioranza dei liberali, tra i quali spiccano numerosi liberali inglesi nonché i deputati “Democratici/Margherita” Giovanni Procacci (luogotenente di Rutelli a Bruxelles, il quale era assente), Caveri, il sindaco di Venezia Paolo Costa, l’ex sindaco leghista di Milano Marco Formentini. Hanno invece votato per il mantenimento del paragrafo il partito della relatrice, sostenuti da Radicali, Verdi, Comunisti, e una minoranza liberale (tra i quali nessun italiano).
Il rapporto – che era stato votato il 3 dicembre dalla commissione libertà e diritti dei cittadini con 25 voti favorevoli (PSE, Radicali, Verdi e Comunisti), 20 contrari (PPE, UEN) e 2 astensioni – era stato avversato con decisione dal PPE e dall’UEN (dove siedono i deputati di AN), che avevano depositato una risoluzione alternativa poi rigettata dalla maggioranza del parlamento all’inizio del voto. A questi si erano aggiunti anche alcuni socialisti greci e portoghesi, scontenti a causa delle critiche che il rapporto muoveva a tali Stati in materia di rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Pesante anche il giudizio contenuto nel rapporto sui fatti avenuti a Genova durante il G8.

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