L’ex-gay a Roma e Milano per “guarire” gli italiani

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In 2 incontri a Roma e Milano, il fondatore della International Healing Foundation spiega quale sarebbe l'origine dell'omosessualità e propone la sua terapia, tra padri in lacrime e...

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Diversi giovani, in ugual misura uomini e donne, più di qualcuno con la Bibbia in mano ma soprattutto tantissimi genitori di ragazzi omosessuali. È questo il pubblico italiano di Richard Cohen, uno dei più conosciuti teorici americani delle cosidette “terapie riparative”, ospite nei giorni scorsi della Chiesa evangelica “Ministero Sabaoth” che dal 21 al 23 Aprile ha organizzato con la partecipazione del noto americano degli incontri fra Milano e Roma dal titolo “Ritrovarsi”.Cohen, classe 1952, sostiene di aver compreso le cause dell’omosessualità e di essere riuscito a guarire se stesso e molte altre persone che si sono rivolte a lui col desiderio di tornare eterosessuali. Oggi vive con sua moglie ed ha tre figli. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare non è uno psicoterapeuta: ha un master di counseling psicologico conseguito alla Antioch University ma nel 2002 è stato espulso dalla American Counseling Association dopo aver fondato nel 1990 la International Healing Foundation.

Non appena arrivo in sala prendo posto in una delle poche sedie ancora libere dove trovo già carta e penna per annotare i punti salienti del processo che dovrei seguire se volessi tornare eterosessuale. Una cosa mi colpisce subito della persona che tiene in mano il microfono ed in pugno la sala: non è sicuramente uno sprovveduto e sa benissimo come comunicare ed accattivarsi simpatia e fiducia dei suoi interlocutori. Fra repentini cambi di voce ed una gestualità teatrale, Choen sciorina le sue teorie sulle origini dell’omosessualità. Parla della violenza che ha subito dallo zio quando era piccolo, della paura per il sesso opposto e della volontà di sentirsi accettati dalle persone dello stesso sesso. Sa benissimo che molto spesso l’anello debole nel percorso d’accettazione dell’omosessualità sono proprio i genitori ed è a loro che dedica una gran parte della conferenza, sia quando ancora spiega i motivi per cui si diventa gay e lesbiche, sia quando deve rassicurare chi interviene quasi in lacrime dicendo che vorrebbe che suo figlio tornasse normale.

È proprio al rapporto con i genitori che Cohen fa risarire le cause principali dell’omosessualità. Se un bambino ha una mamma iperprotettiva ed un padre distante e che anzichè infondergli sicurezza ed accompagnarlo nella crescita lo spaventa è molto probabile che diventi omosessuale, specie se nel periodo dalla nascita ai tre anni il genitore dello stesso sesso non svolge un ruolo, a suo dire, fondamentale: fare in modo che il piccolo si identifichi nello stesso sesso e non nel sesso opposto. Questo processo di identificazione con dei mentori eterosessuali dello stesso sesso sarebbe anche il fulcro del ritorno all’eterosessualità.

Un’inaspettata attenzione viene data anche alla comunità gay che non andrebbe combattuta ma studiata e compresa nei suoi meccanismi e funzionamenti perchè viene di fatto riconosciuto come il luogo dove l’omosessuale si rifugia dopo il rifiuto della famiglia, della società, della Chiesa cattolica e delle altre religioni e credo “mainstream” spesso colpevoli di non combattere l’omosessualità ma l’omosessuale che invece andrebbe incondizionatamente amato ed aiutato.

La cosa sorprendente è proprio che queste persone condividono con la comunità gay, con finalità chiaramente totalmente diverse, le modalità di avvicinamento e di accoglienza di chi ancora è nella fase di non accettazione del proprio orientamento sessuale e persino i consigli dati ai genitori su come mantenere o recuperare un rapporto con i propri figli.

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Purtroppo l’incontro cambia nettamente di tono quando il relatore si accorge di avere in sala un ospite indesiderato che necessita di qualche precisazione in più. Da quel momento viene in più modi e momenti chiarito che l’uso della parola "curare" non sottointende che si sta parlando dell’omosessualità come di una malattia, che si sta parlando di guarigione dell’anima e del proprio "bambino interiore", da materializzare secondo le necessità anche con un bambolotto da cullare, col quale parlare, e del quale prendersi cura. Cohen ha anche il tempo di precisare che è piuttosto indignato della traduzione italiana che è stata fatta del titolo del suo libro più discusso: “Riscoprirsi normali” (titolo italiano di Coming Out Straight,) e che si adopererà per farla cambiare.

Mentre vado via uno dei sue psicologi che sono stati segnalati durante la conferenza come capaci di mettere in pratica i percorsi esposti tenta goffamente di scattare una foto alla star del momento. Nel frattempo il padre che poco prima era quasi scoppiato in lacrime attraversa la sala per assolvere ad una tradizione curiosamente comune a diverse religioni e credo anche diversissimi fra loro: il passaggio del cestino delle offerte. Abbandono la sala immaginando quante monetine si debbano metter da parte per pagare un viaggio dall’America, dei soggiorni a Milano e a Roma e la sala conferenze di un albergo a cinque stelle.

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