L’incontro con Fini è un evento shock

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Non capitava dalla presidenza Cossiga che un rappresentante delle istituzioni accogliesse nei "palazzi" i rappresentanti del movimento lgbt italiano. Speriamo almeno ne facciano tesoro.

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Il lento cammino per la conquista dei diritti e della pari dignità dei gay e delle lesbiche italiani non passa solo attraverso l’approvazione di leggi contro le discriminazioni o per il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Non passa neanche solo attraverso le concessioni dei finanziamenti alle attività culturali o di natura sociale che le associazioni mettono in campo. Questo cammino, piuttosto, passa anche attraverso alcuni gesti simbolici la cui forma diventa vera sostanza. Quello che è accaduto oggi alla Camera dei Deputati, Gianfranco Fini che riceve le associazioni lgbt, è uno di questi. Un evento shock.

Il Presidente della Camera, si sa, non è nuovo a stupirci per le sue posizioni particolarmente innovative o audaci rispetto alla sua storia politica: lo ha fatto già diversi anni fa smarcandosi dal passato costituito dal Movimento Sociale; e di recente ci ha sorpreso con le posizioni sulla vicenda di Eluana Englaro e, notizia di oggi, per la gestione dell’immigrazione da parte del Governo. L’intento è chiaro: lo fa per smarcarsi da Silvio Berlusconi, per proporsi come futuro leader di un centro-destra moderno, europeo e laico.

Noi sapevamo da tempo che questo incontro si sarebbe tenuto, grazie al Portavoce del Presidente che, alla nostra richiesta di intervista, ci rispose con un cordialissimo "no" aggiungendo che ci avrebbe comunque reso partecipi dei dettagli di questo evento che, appunto, ci preannuciò.

Che un Presidente della Camera incontri le associazioni lgbt è una sorta di "minimo garantito" per qualsiasi paese europeo – con pochissime eccezioni – ma che questo accada in Italia e con un esponente che viene dalle fila del centro-destra è, per l’appunto, storico. E lo si capisce ancora di più guardando al recente passato: nemmeno Fausto Bertinotti quando ricopriva lo stesso ruolo di Fini, organizzò un incontro del genere, nonostante in più occasioni si è dimostrato amico e solidale col movimento gay. L’ultimo ad accogliere dentro i "palazzi" i rappresentanti delle associazioni nazionali fu addirittura il Presidente Cossiga nel 1990, ma in piena epidemia AIDS, il 1° dicembre.

Bene ha fatto la deputata del PD Paola Concia a condurre in porto questo risultato che sebbene sia simbolico sarà, speriamo, determinante per l’approvazione di una legge contro l’omofobia che la parlamentare sta cercando di ottenere proprio queste settimane in Commissione Giustizia della Camera. Bene hanno fatto le associazioni lgbt ad aderire a questo invito dimostrando una volta tanto una qualche autonomia dal mondo della politica e dei partiti: permetteteci di dire – con un po’ di immodestia – che forse qualche raglio d’asino è giunto al cielo.

Ci sono solo due note stonate in questa vicenda. La prima è l’esclusione del movimento transessuale dall’incontro. Se LGBT ha un senso, lo ha anche per quella "T" che identifica la minoranza delle minoranze,quella transessuale, che più soffre di discriminazioni e violenze ed anzi troppo spesso sconfina in una vera e propria esclusione sociale.

La seconda nota stonata è la posizione di Arcilesbica che ha deciso di non partecipare, precoccupata per una strumentalizzazione elettorale. Ma l’incontro è stato organizzato con una tale riservatezza che era evidente non fosse fatto per avere scopi elettorali. Ci auguriamo comunque che questo sia un ulteriore passo verso il posizionamento del movimento lgbt in maniera ancora più autonoma dal mondo della politica e in particolare dai partiti, e che lo renda capace di discutere con ogni parte politica e non solo con le sue frange più estreme come dimostrano, purtroppo, gran parte delle candidature di molti suoi esponenti alle prossime elezioni europee.

Alessio De Giorgi

Direttore di Gay.it

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