“L’Italia abbia il coraggio di uscire dall’Europa”

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Una lettera di otto parlamentari è bastata a far saltare il lavoro di diplomazia dell'onorevole Concia. Se l'Italia non è d'accordo con l'Europa, che almeno abbia il coraggio...

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Paola ci ha provato. Noi tutti ci abbiamo provato. Forse ci siamo illusi, forse eravamo dei visionari. Paola ha tessuto le tele della diplomazia bipartisan e  le associazioni hanno solo provato ad alzare il tiro, facendo il loro dovere. Ha capito quale era il massimo possibile, ha cercato di convincere tutti, non ha fatto un lavoro ideologico, ha tenuto duro fino all’ultimo. Ma nulla poteva contro la forza del Vaticano, che ha indotto otto deputati del PDL oggi ad uscire con un articolo sull’Avvenire, sostenendo che la legge avrebbe aperto la strada a matrimonio, fecondazione artificiale e adozione per gli omosessuali: niente di più illogico, perché noi omosessuali abbiamo ben capito che in questa legislatura, e probabilmente anche nella prossima, neppure uno spillo di legge passerà che riconosca le nostre coppie o che dia loro la possibilità di adottare dei figli.

Per un complicato gioco parlamentare, incomprensibile agli occhi di molti, la Camera oggi ha infatti approvato una mozione dell’UDC (il partito di Casini e Buttiglione, per intenderci) che sosteneva l’incostituzionalità della proposta di legge Concia, adducendo come una delle due motivazioni il fatto che avrebbe di fatto dato il la ad alcune perversioni sessuali quali la pedofilia, la zoofilia o la necrofilia, sostanzialmente equiparabili all’omosessualità. Il PDL ha votato a favore di questa mozione, mentre ovviamente contro si sono espressi Partito Democratico e Italia dei Valori.

La legge era già frutto di un compromesso, che per la comunità gay e lesbica italiana, sconvolta in questi mesi da una incredibile ondata di omofobia, rappresentava una sorta di minimo garantito, che timidamente avvicinava l’Italia agli altri paesi europei. Oggi, la ripicca politica dello scontro parlamentare PDL-PD lascia sul campo tanti mesi di lavoro di Paola e senza una legge tutti noi.

Che dire a Dino, il ragazzo accoltellato ad agosto a Roma all’uscita dal Gay Village? Che l’odio nei confronti suoi e della minoranza cui appartiene vale meno dell’odio per le altre minoranze che, si sa, hanno da anni la Legge Mancino che le protegge? Che la lotta contro le violenze come la sua è incostituzionale? Che l’articolo 3 dell’uguaglianza dei cittadini non riguarda l’orientamento sessuale? Che lui non può essere tutelato come appartenente a una minoranza, perché dentro quella minoranza ci sono pedofili, zoofili e necrofili?

E’ evidente che l’Italia è un paese con una classe tanto debole e supina al Vaticano, che mentre si erge a giudice morale dei comportamenti sessuali del 5% della popolazione italiana che è gay, lesbica e transessuale, accetta con disinvoltura le frequentazioni diurne e notturne del suo premier, a scapito dei suoi impegni di Stato.

Per coerenza, essendo la lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e all’omofobia uno dei punti fermi dell’Unione Europea, ribadito nel Trattato di Lisbona e in molte risoluzioni del Parlamento, oltre che nell’azione di governo dell’UE, l’Italia dovrebbe ora avere il coraggio di uscire dall’Europa, da cui la distanza culturale è ormai abissale.

Alessio De Giorgi

Direttore di Gay.it

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