L’omofobia, il micropride e Boffo. Lo strano agosto lgbt

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Se l'omofobia e l'intolleranza ci hanno fatto compagnia durante le ferie, il "micropride" spontaneo a Roma ci ha risollevato il morale. Ma che Feltri lasci stare Boffo, per...

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Il rientro dalle ferie, il nostro back to school, non è mai semplice, per le tanti ragioni che ingarbugliano le nostre vite. Ma quello di quest’anno, per noi gay e lesbiche, assume caratteri davvero particolari.

La vicenda dell’accoltellamento dei due ragazzi gay davanti al Gay Village e quelle che sono seguite (i due ragazzi picchiati a Rimini, e poi quegli altri due – etero, ma presi per gay – a Napoli, e infine l’incendio nella sede di Muccassassina) hanno drammaticamente portato alla luce di quest’Italietta tutta presa da prostitute e outing il tema dell’omofobia. Di una omofobia dilagante, in un paese che sta perdendo ogni valore e ogni riferimento culturale e che sta dimenticando cosa vogliono dire parole come integrazione, solidarietà, tolleranza, inclusione sociale, Europa. Nell’egoismo di un paese che vive come in un reality e che pensa tutto in chiave televisiva, tra nani e ballerine, il clima culturale che gli Svastichella di turno respirano non è tanto quello degli Alemanno – che tutto sommato ha fatto quello che ci si aspettava da Sindaco di una grande città europea -, quanto quella dei Bossi jr., del "dagli al rumeno", dell’esultanza per il barcone di migranti disperso in mare. E i gay intolleranti e xenofobi – ce ne sono tanti, tantissimi – imparino la lezione del vecchio Brecht: prima prenderò il rumeno, poi il marocchino, poi l’ebreo, poi arriverò al gay e alla lesbica. Intanto minoranza siamo e minoranza restiamo, per quanto chic, colta e ricca.

Una cosa nuova è intervenuta però in questo cielo così grigio e funesto. Questi MicroPride romani di cui ci ha raccontato Repubblica, lanciati da un gruppo di persone su Facebook, senza bandiere e capipopolo, solo coi nostri bellissimi colori rainbow, mi sembrano davvero un arcobaleno dopo le tempeste dei giorni scorsi. Bravi gli organizzatori: si sentiva da tempo la necessità di un movimento gay un po’ diverso dagli schemi, giovane e rinnovato, senza persone che usano – a volte ricordando un po’ gli avvoltoi – le piccole tragedie che la cronaca gay offre sempre più quotidianamente per le loro carriere politiche, per una visibilità mediatica spesso urlata, per lanciare inutili e vuoti proclami. Non so cosa abbia spinto questi ragazzi ad auto-organizzarsi al di fuori della associazioni o dei partiti: certo è che io venerdì sarò lì, in un angolino, zitto zitto, e proverò a portare con me un po’ di amici, e ci sarò proprio perché penso – e lo dico da mesi, ormai – che questo movimento ha bisogno sempre più di un forte rinnovamento al suo interno, nei suoi organi dirigenti locali e nazionali, che mettano fine una volta per tutte a dissidi, veti incrociati, discussioni spesso solo in nome dell’ideologia, attenzione solo ai princìpi e mai alle cose concrete, a fronte del vuoto cosmico dei risultati raggiunti. Qualche dubbio? Bastava leggere su Repubblica, l’indomani dell’incontro con Alemanno, i distinguo di Arcigay Nazionale sulla proposta di legge contro l’omofobia dell’on. Paola Concia per toglierseli…

In tutto questo, il rientro dalle vacanze ci ha fatto restare a bocca aperta: il direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, su cui qualche vocina circolava già da anni – ma su quanti circolano, specie a proposito delle gerarchie vaticane… -, sarebbe omosessuale, secondo Vittorio Feltri, neo direttore de Il Giornale. Per carità, come ho già fatto notare su Facebook lanciando una discussione piuttosto animata, a me non sfugge il motivo per cui Feltri abbia fatto l’outing di Boffo: è il primo outing per omofobia della storia, direi, perché è chiaro a tutti che lo si è fatto per infangare un avversario politico che sta procurando non pochi problemi a Berlusconi, di cui l’Avvenire da mesi sta censurando i comportamenti emersi dall’inchiesta di Repubblica. L’outing è opportuno e forse anche necessario per persone come Boffo, che predicano bene (in termini di morale cristiana, contro i gay e le lesbiche, contro ogni riconoscimento delle nostre coppie e leggi contro l’omofobia e le discriminazioni) e razzolano male, ma non è secondario il mittente dell’outing: un conto se lo fa una associazione lgbt o un politico pro-gay, ma se a farlo è un gruppo editoriale del Presidente del Consiglio che vuole di fatto intimidire la libertà di stampa e di critica, allora volterianamente mi sento quasi  – con mille difficoltà e distinguo – di difendere Boffo e il suo diritto di giornalista. Sbaglio?

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Alessio De Giorgi

Direttore Gay.it

 

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