L’omosessualità in Cina

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Dopo la dichiarazione degli psichiatri cinesi che cancella l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali, cosa è cambiato nella vita gay cinese?

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La vita in Cina non è stata facile per gli omosessuali. Anche se l’omosessualità non è mai stata fuorilegge, i gay sono spesso stati molestati, arrestati e obbligati a sottoporsi a trattamenti di elettro-shock nel tentativo di "curarli", ma due mesi fa finalmente le autorità hanno stabilito che l’omosessualità non deve più essere considerata una malattia mentale.

Se si esce una sera a Pechino alla ricerca della vita gay, non si può non capitare nel Dragon CLub. In questo angolo della città buio e piuttosto piccolo non ci sono inibizioni. I frequentatori riempiono la pista da ballo di quello che è il più popolare locale gay del paese. Ognuno qui è orgoglioso di ciò che è. E il successo della serata suggerisce che la Cina sta venendo allo scoperto, dopo anni di rifiuto.

Era, infatti, il 1949, quando Mao Tse Tung proclamava la formazione della Repubblica Popolare Cinese. La Cina era una nazione con una lunga tradizione letteraria collegata all’omosessualità. Essere gay era raffinato, dal momento che era un comportamento non troppo ovvio. Ma con l’avvento del comunismo, le cose cambiano. Essere gay era ora ufficialmente inaccettabile, anche se non fuori legge.

Solo negli anni ’80 i ricercatori cominciano a indagare nella psicologia degli omosessuali, qui, e questo lavoro ha ora portato a sancire che l’omosessualità non è una malattia mentale. Il dott. Jang Pei-en della Associazione di Psichiatri Cinese dice: "Possiamo solo aiutare gli omosessuali con problemi di ansietà o preoccupazione, non possiamo cambiare il loro orientamento sessuale. Naturalmente se qualcuno desidera espressamente cambiare la sua sessualità, dobbiamo cercare di aiutarlo".

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