L’ONU È PER I GAY. ANZI NO

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Rinviato al 2004 il voto della risoluzione sull'orientamento sessuale alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite. Vince l'azione congiunta di Vaticano e paesi islamici. Parte la mobilitazione.

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GINEVRA – Nè una vittoria, né una sconfitta. Gli attivisti gay commentano con cauto ottimismo il rinvio subito dalla risoluzione su “Diritti umani e orientamento sessuale” che avrebbe dovuto essere votata la scorsa settimana nel corso della 59esima commissione dei Diritti Umani delle Naioni Unite svoltasi a Ginevra. Ma la campagna, condotta principalmente dall’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) e dal Vaticano (specialmente attraveso i paesi sudamericani) per ottenere il rinvio del voto, ha portato i suoi frutti: così il testo, presentato dal Brasile e sostenuto da molti altri paesi tra cui l’Unione Europea e il Canada, sarà votato il prossimo anno.
Secondo alcuni, la speranza di vedere approvata la risoluzione aumenta col tempo dal momento che un eventuale voto negativo il prossimo anno metterebbe in serie difficoltà molti gay e lesbiche in numerosi paesi. A pochi minuti dalla chiusura della 59esima sessione, il presidente di turno ha proposto una mozione di rinvio della risoluaizone alla sessione seguente. Il Canada ha tentato di far prolungare la sessione in corso, spiegando che si trattava di un argomento di grande importanza. Ma la proposta del presidente della seduta è stata messa ai voti, e approvata con 24 voti favorevoli contro 17 e 10 astenuti, rendendo così vana la mozione canadese. La risoluaizone è stata così messa all’ordine del giorno per la 60esima sessione della Commissione, che si terrà nel 2004.
Questo ritardo supplementare lascia ai due campi più tempo per tentare di convincere gli indecisi, e di far cambiare idea agli altri. La mobilitazione dei cittadini australiani, che hanno assalito il ministero degli Affari Esteri del loro paese con domande di sostegno della risoluzione, ha già fatto sbilanciare l’Australia dall’astensione al voto favorevole, lasciando agli Stati Uniti il discutibile “onore” di essere il solo paese occidentale ad astenersi.

Riccardo Gottardi, membro italiano di ILGA-Europe, si dice relativamente ottimista: «C’è da ringraziare l’azione di lobbying di tanti attivisti di tutto il mondo se i paesi integralisti hanno avuto paura di perdere la votazione decidendo di fare slittare tutto al prossimo anno».
Gottardi comunque, non trascura l’importanza della mobilitazione: «Si era creato un largo consenso intorno alla risoluzione: il fatto che fosse stata presentata dal Brasile, ha permesso a molti paesi dell’America Latina e dell’Africa di non sentirla come una cosa imposta dall’occidente. Ma l’azione di pressing svolta dal Vaticano ha impedito che questo consenso si allargasse. Ora – conclude Gottardi – è importante fare pressione su tutti i governi perché la sostengano, ma soprattutto è importante che il Vaticano smetta di allearsi con i fondamentalismi».

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