L’UNITÀ SI FA GAY

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Rubrica gay sull'Unità: intervista all'autrice

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A partire dal 17 luglio, l’Unità ha, ogni due settimane, una pagina gay. Anzi, gay, lesbica e trans. E’ la pagina di "Un, due, tre, liberi tutti", la prima rubrica fissa a tematica gay di un quotidiano nazionale, ideata e curata da Delia Vaccarello, giornalista lesbica al centro alcuni anni fa di un’importante battaglia nel mondo della previdenza nel settore giornalistico, per il riconoscimento delle coppie di fatto gay.

Dopo, quindi, il Gaywatch di Daniele Scalise sull’Espresso (clicca qui per l’articolo relativo), questa "Un, due, tre, liberi tutti" dell’Unità è la seconda occasione di visibilità offerta dalla stampa "ufficiale" alla comunità gay-lesbica-trans italiana, segno di un abbattimento delle barriere che diventa sempre più evidente anche nei media. Ne abbiamo parlato con l’autrice della rubrica, Delia Vaccarello, giornalista da anni in forze al quotidiano fondato da Antonio Gramsci.

Delia, parlaci di questa rubrica.

La rubrica si chiama "Un, due, tre liberi tutti", ed è una dichiarazione di lotta aperta (non guerra, per l’amor di Dio!) al pregiudizio, condotta con l’arma dell’^Semozione^s. E’ prevalentemente l’emozione quello che utilizzo per elaborare il pezzo centrale di questa pagina. La rubrica è composta da una pagina divisa in quattro parti: quella centrale è costituita da un articolo nel quale si approfondisce un argomento, attraverso le testimonianze dei diretti interessati e inserendo frammenti di storia e di vita vissuta. Nel momento in cui una persona racconta se stessa, rivelando episodi della propria infanzia, della propria doppia vita, della propria solitudine, c’è un’emozione che comunica molto di più di tante analisi sociologiche; la vita dell’altra persona arriva con impatto, e così, grazie all’emozione, nasce la consapevolezza della necessità di garantire un diritto che manca. Quindi, la mia intenzione è di disarmare quella immagine falsa che è il pregiudizio con la portata e lo spessore della vita vera. Il secondo strumento è la ^Svisibilità^s, una visibilità anche questa costruita facendo leva sul vissuto. Il colonnino di destra intitolato "Eccomi" accoglie un pezzo di quaranta righe con una storia di coming out; ogni quindici giorni, una persona parla di sé, col proprio nome e cognome, rivelando la sua storia: spesso si parte dalla nascita e si arriva all’oggi, si parla dei problemi in famiglia, le conquiste in famiglia e sul lavoro, le relazioni, la stabilità e l’instabilità. Così disegniamo vari profili di vissuti gay, lesbici o trans. Anche questo è naturalmente una forma di contrasto del pregiudizio, sia per chi non è né gay né lesbica né trans, perché vede queste persone che non si nascondono, sia per chi lo è, perché questo fa l’effetto margherita: "Lo fai tu? Allora lo faccio pure io" e così via, creando un movimento in cui si diventa tutti più forti. Poi c’è un’altra parte della pagina che è dedicata all’^Sinformazione^s, con un’agenda degli appuntamenti, informazioni, siti, indirizzi di posta elettronica, numeri di telefono delle associazioni; questo risulta particolarmente utile per tutti coloro che non hanno mai fatto il passo di entrare in un gruppo politico, oppure collegarsi a un sito o fare una telefonata a una linea amica, per tutti quelli, insomma, che ancora si considerano gli unici al mondo. Infine c’è una parte ^Sinterattiva^s, la "Posta di liberi tutti", dove ognuno ha la possibilità di esprimersi; è lo spazio in cui vengono pubblicate le lettere di quelli che scrivono alla redazione.

Quindi, ricapitolando, contrastiamo il pregiudizio con l’emozione, con la visibilità, con l’informazione e con l’interattività, che corrispondono a vari articoli che ogni quindici giorni noi mettiamo in pagina.

Come è nata questa idea?

Io ho fatto il mio coming out sull’Unità nel ’96 a proposito del caso della Casagit. La Casagit è la cassa mutua dei giornalisti, una assicurazione sanitaria, che si può estendere ai propri mariti, mogli, compagni o compagne; fino ad allora era estesa solo alle coppie di fatto etero. Io feci domanda per la mia compagna e un collega dell’Espresso per il suo compagno e venne fuori un caso. Di lì a breve il giornale mi chiese di scrivere una lettera, che fu molto apprezzata e aiutò molto ad ottenere una vittoria in questa battaglia. Quando l’Unità ha riaperto, i direttori Colombo e Padellaro mi chiesero nel colloquio quale fosse l’articolo al quale tenevo di più: ovviamente io ho citato quello, al quale tengo in maniera particolare. Così venne fuori il mio desiderio di collaborare in questo senso, e la proposta di fare una rubrica su gay lesbiche e trans: creare un ponte con la comunità omosessuale nella carta stampata, come voi lo fate per internet, mi sembrava una cosa assolutamente necessaria. L’idea è stata subito accolta molto favorevolmente dai direttori, e così a luglio siamo partiti con il primo numero.

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